Valigia abbandonata sulla pista L’ultima figuraccia di Fiumicino

I magnifici 7 è un film leggendario. A Roma, se Cinecittà è in crisi, scendono in campo i magnifici 7 di Fiumicino: sono gli operatori che gestiscono i bagagli dell'aeroporto Leonardo da Vinci. Vi favorisco l'elenco delle ditte: AZ-CAI, FlightCare Italia, Aviapartner, Globeground, Aviation Services, Consulta, Ata Handling.
Quali di questi operatori ha provveduto a smarrire il bagaglio che ieri, era appena spuntato il sole sull'Urbe, è caduto da un carrello, lungo la pista, nella zona del T3, trattasi del terminal riservato ai voli diretti in Europa e con alcune rotte intercontinentali, restando solo e solitario per mezzora, evitato, dribblato da autobus, navette, veicoli, aeroplani, gente di passaggio?
È una bella storia italiana, tipica dello scalo internazionale della capitale, ingolfato di traffico e di lavoratori, non tutti allineati e alcuni coperti, come risulta dalle notizie di cronaca del trenta dicembre scorso, con due denunce e un arresto tra i dipendenti di una ditta appaltatrice, occupati a rendere leggere alcune valigie dei passeggeri che oltre ad aspettare il bagaglio al momento del ritiro, in ritardo da copione, scoprivano che il trolley o affine era, di colpo, diventato un beauty, una ventiquattrore. Già nello scorso agosto un altro bagaglio, sempre sulla stessa pista leonardesca, era prima scivolato a terra e poi dimenticato dalle truppe di facchinaggio di cui sopra. Ora non vorrei accusare Roma Tardona e basta anche se la situazione dell'aeroporto è particolarmente critica. Scade domani, infatti, l'ultimatum alle compagnie di volo, annunciato da Vito Riggio, presidente dell'Enac: «Se non pagheranno ogni giorno il servizio di trasporto bagagli su nastro gli aerei saranno bloccati e manderò gli ispettori sottobordo per verificare le fatture di pagamento». Fiumicino come Cortina, sai che pacchia per i turisti passeggeri, cornuti e mazziati in montagna e a Roma. Ma questo è quello che passa il convento Italia, ogni aeroporto ha il suo dramma, chi parte ha tre assilli: il decollo,l'atterraggio, la consegna del bagaglio.
Sulle rotte interne, l'ansia per i primi due problemi viene risolta con tranquillanti, alcool e affinità ma giunti a destinazione ecco che cresce l'angoscia. Slacciate le cinture incomincia l'avventura, se l'aereo non si attacca al «finger», il tunnel che consente l'evacuazione veloce e intelligente, scatta l'operazione «bus», il lungo, lentissimo autoveicolo addetto al trasporto passeggeri, lo stesso che ci aveva portati a bordo, sempre con lo stesso ritmo addormentato, il conducente sembra farci un favore, è stanco, annoiato, bolso. Si scende, si viaggia con la moviola, seconda tappa: la sirena suona, il nastro scorre, il bagaglio non arriva, spuntano valigie di ogni tipo, colore, dimensione ma trattasi o del volo precedente o di un aeromobile arrivato dal Messico o Trinidad e Tobago.
Passano i secondi, i minuti, si va verso il record: il tempo di attesa bus e consegna valigia supera abbondantemente quello di volo, compresi decollo e atterraggio. Inutile chiedere informazioni, gli addetti indossano tute che li fanno assomigliare alla tribu di hare krishna ma con minore coscienza e fede, anzi stimolano bestemmia e insulto ad alta voce, nel caso, gli addetti di cui sopra non muovono foglia. La comica, si fa per dire, è puntuale, Fiumicino, Linate, Malpensa, anche se prevedo lettere di chiarimento, minacce di querela, comitato di fabbrica, assemblee straordinarie. Poche chiacchiere, quella valigia abbandonata, come un cane, sulla pista del Leonardo da Vinci, mette tristezza, provoca rabbia, suggerisce risate.
Ovviamente non ci sono responsabili, i magnifici 7 palleggeranno la vicenda, rimbalzando la colpa, l'errore, la dimenticanza. Il settore ritardi (bus-bagagli) è soltanto una delle tante voci che fotografano lo squallore di alcuni scali nostrani. Provate a fare un giro nelle latrine che vengono definite toilettes, provate a controllare il lerciume, il tanfo, le serrature, la presenza ipotetica di carta e sapone. Non sto scrivendo del profondo Sud (ma andate a Brindisi e Bari, roba da non credere l'ordine e la pulizia!) ma della magnifica capitale del Nord, voglio dire di Linate che porta il nome di Forlanini. Enrico Forlanini fu pioniere dell’aviazione e inventò l'aliscafo. Gli storici narrano che un giorno si stese sui binari della ferrovia. Voleva provare l'ebbrezza del passaggio di un treno. Puntuale, a differenza del bus e con i bagagli in ordine.