Della Valle dai pm gioca in difesa: «Siamo vittime»

Per gli inquirenti Lazio-Fiorentina, Lecce-Parma e Chievo-Fiorentina (2004-2005) in odore di «combine»

Carmine Spadafora

da Napoli

Un altro «big» coinvolto nello scandalo del calcio è sfilato ieri nel Palazzo di giustizia di Napoli. Il patron della Fiorentina, Diego Della Valle, indagato per frode sportiva, è arrivato in Procura con il suo avvocato, Francesco Picca, quando era giorno: se n'è andato di sera, all'ora dei telegiornali. L'incontro tra il presidente onorario viola, con i pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, è durato 9 ore e mezzo: dalle 10 alle 19,30. Battuto, dunque, di oltre un'ora, il precedente record di permanenza nella procura di Napoli, stabilito giovedì, dall'ex designatore arbitrale, Paolo Bergamo. «Atalanta», come lo chiamava in codice al telefono, Luciano Moggi. Della Valle ha inaugurato una settimana di fuoco in Procura: oggi tocca all'ex presidente della Federcalcio, Franco Carraro, domani sarà la volta del presidente della Lazio, Claudio Lotito.
Nel «filone» Fiorentina degli inquirenti napoletani, ci sono tre partite giocate durante il campionato 2004-2005, in odore di «combine». Lazio-Fiorentina 1-1, Chievo-Fiorentina 1-2 e Lecce-Parma 3-3. Tre match che, secondo i pm Narducci e Beatrice, sarebbero stati condizionati attraverso accordi o designazioni di arbitri compiacenti, allo scopo di favorire la squadra dei Della Valle, all'epoca in lotta per non retrocedere in B. I sospetti di irregolarità si basano su diverse intercettazioni telefoniche registrate su ordine dei pm Narducci e Beatrice, dai carabinieri di Roma.
Al suo ingresso in Procura ieri mattina, Della Valle aveva detto: «Siamo vittime del sistema, noi non c’entriamo niente». Lo stesso concetto lo ha ripetuto come un disco rotto al termine dell'interrogatorio. Il patron viola si è difeso sostenendo che «quando ero lì, la pressione la sentivo, e sentivo che era una pressione strutturale: non era solo una persona che creava problemi al calcio», riferendosi al cosiddetto «sistema Moggi».
La difesa indiretta dell'ex «numero uno» della Juventus e del calcio mercato è poi continuata. «Non tutte le cose vanno ricondotte a una sola persona: stiamo attenti a non distogliere l'attenzione da tutti i problemi del calcio, che non sono solo un individuo, ma che vanno sviscerati partendo per esempio da una soluzione equa dei diritti televisivi».
Poi ha aggiunto. «Una cosa non mi è piaciuta, ed è questa operazione di sciacallaggio che qualcuno tenta di fare attaccandosi a questo carro, facendo finta che cose che non gli sono andate bene nella vita, nel calcio o negli affari, siano riconducibili alla Fiorentina».
Anche sugli arbitri, Della Valle ha speso una parola buona. «Attenzione a criminalizzare l'intera categoria». Sul suo interrogatorio fiume, il capo della Fiorentina ha spiegato: «Noi abbiamo risposto a tutto con chiarezza, perciò ci abbiamo messo tanto tempo, dimentichi mai che la Fiorentina non si piega di fronte a minacce né tanto meno Della Valle».
E alla domanda di un cronista che gli ha chiesto come mai a suo tempo non abbia denunciato che si poteva condizionare il risultato delle partite, il patron viola ha risposto: «Noi non abbiamo visto nulla, abbiamo denunciato tutto quello che era opportuno denunciare nelle sedi più opportune. E, comunque, queste sono domande che devono essere rivolte ai giudici. Noi non eravamo al corrente di nulla».
Al presidente onorario della Fiorentina, ha risposto a muso duro l'ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli. «Il signor Della Valle, dopo aver fatto una precisa scelta di campo e dopo aver concionato a più riprese in televisione contro la Casa delle libertà, oggi piagnucola e dichiara di essere vittima di una certa situazione a cui ha dovuto adeguarsi. Più onestamente avrebbe potuto dire che chi si adegua e soggiace e collabora ad un sistema poco trasparente, se non addirittura illegittimo, da cui si traggono vantaggi, passa da vittima a complice».