Della Valle l’interista dovrà tifare dalla Cina

Diego Della Valle è uscito di scena. Rapito da uno dei suoi trenta viaggi in Cina all’anno ricordati durante l’ultima partecipazione a Ballarò. Trenta viaggi in Cina per un totale di 4-5 giorni per volta fanno 150 giorni, cinque mesi secchi. Se si aggiungono i fine settimana, il mese di vacanza e qualche passeggiata con Rossella, Abete e Montezemolo, non restano che briciole di tempo da dedicare alla Fiorentina. A presiedere alle vicende viola è rimasto il fratello Andrea che pure, in estate, dal Milan ha ricevuto qualche attestato di sana amicizia: il prestito gratuito di Brocchi, la rescissione di contratto con Pancaro per consentirgli di trasferirsi a Firenze, la cessione definitiva, a prezzo contenuto, di Donadel. E anche il presunto sgarbo per il recupero di Cagliari (sull’orario della sfida ha inciso il no di Cellino, come da regolamento sono le società interessate a fissare deroghe alla notturna infrasettimanale) è stato dimenticato in fretta. A Firenze però non han dimenticato lo schiaffo del 6 a 0 di un anno fa a San Siro ma chiuso in un cassetto la soddisfazione dell’andata: con quel 3 a 1 discusso (gol annullato a Gilardino, mani di Brocchi in area trascurato da Rodomonti), in pratica, tolsero il Milan dalla scia tricolore della Juventus.
Nel calcio Della Valle pensava di essere un predestinato. Gli avevano spianato una corsia preferenziale per portarlo in serie A. Partì dalla C2 ma si ritrovò al cospetto delle grandi con un balzo inatteso, grazie a un provvedimento federale. E la promozione più importante targata Mondonico avvenne con una squadra arrivata sesta in B, al culmine di uno spareggio col Perugia, sul conto del quale Luciano Gaucci ha sparso veleni a piene mani. Appena arrivato in A con la Fiorentina, Della Valle scatenò la guerra contro le grandi. Bastò accorgersi del fatto che la sua Fiorentina non avrebbe ottenuto da Sky un contratto all’altezza di Juve, Inter e Milan. E tentò di buttarla in politica patrocinando, sul finire della legislatura, l’approvazione di una legge sui diritti tv collettivi. Ora che la pax in Lega calcio è cosa fatta e duratura (altri due anni almeno), restano i dissidi provenienti dal fronte politico che sfociano nel calcio e lo inquinano. Inevitabilmente. Ma Diego Della Valle del resto è un antico rivale del Milan. L’ultima volta che esultò a San Siro fu nel derby di Champions league tra Inter e Milan. Lui, tifoso nerazzurro della prima ora, fu «beccato» dalle telecamere esultare al gol di Martins che sigillò l’1 a 1, ma il passaggio del turno da parte dei berlusconiani. L’episodio, rilanciato a Firenze, non piacque granché alla tifoseria che pure non si scioglie per il Cavaliere ma resta spaventata dai precedenti (leggere Cecchi Gori). Se poi Dieguito è riuscito a litigare persino con Massimo Moratti, antico e consolidato sodale, beh questo è il segno dei tempi e anche del carattere dell’uomo. Che domani sera vuole restare ai margini. E magari maledice le squalifiche di Di Loreto, Dainelli e Donadel.