Della Valle «risparmia» 9 milioni di euro di imposte

Aveva detto: contribuirò per uno Stato forte. Ma la sua holding è in Lussemburgo

da Milano

«Gente come me, che è disposta a pagare le tasse per avere uno Stato che funziona». Così Diego Della Valle ha definito i potenziali destinatari del programma fiscale dell’Unione, sottolineando che si tratta di detentori di «grandi capitali». Tra i quali il presidente di Tod’s si schiera a buon diritto: il suo gruppo ha chiuso l’esercizio 2005 con ricavi in crescita del 19,5%, a quota 503 milioni, quasi il triplo del 2000, anno del debutto in Borsa. Gente disposta a pagare le tasse, certo. Ma pronta anche a utilizzare tutti gli strumenti offerti dalla legge per risparmiarne qualcuna, magari dividendo i propri investimenti fra Italia e Lussemburgo, lo Stato-cassaforte della Ue.
Un esempio? La quota in Bnl (pari al 4,98% del capitale), che Della Valle è pronto a vendere ai francesi di Bnp Paribas, che proprio ieri hanno depositato alla Consob il prospetto dell’Opa sulla banca romana. Dalla vendita, il presidente di Tod’s e patron della Fiorentina dovrebbe ricavare una plusvalenza di circa 300 milioni. Tassabili, secondo la legge italiana: ma non secondo quella del Lussemburgo. Dove è domiciliata la Dorint Holding, che detiene la partecipazione in Bnl di Della Valle, insieme a quelle in Rcs Mediagroup, in Mediobanca e nel fondo Charme, che ne fanno uno degli attori di primo piano nella finanza italiana. Sono invece custodite dall’accomandita italiana Diego Della Valle &C, fra l’altro, la Fiorentina, il 2,1% della Tod’s e il 4,5% di Genextra, società specializzata nelle biotecnologie.
I privilegi offerti dal regime fiscale lussemburghese, d’altronde, sono ben noti e apprezzati da molti gruppi che hanno deciso di localizzare lì le loro holding: tanto che la Commissione europea ha acceso il mese scorso, e non per la prima volta, i riflettori sulla legislazione del Granducato in materia di imposte sul reddito societario, sospette di distorcere la concorrenza.
«Il sistema lussemburghese - spiega Stefano Marchese, responsabile della fiscalità internazionale per la Fondazione Pacioli - si basa soprattutto sulla Soparfi (Société de Participations Financières). L’esenzione da imposta è prevista sia sui dividendi che sui capital gain per quelle società che detengono una partecipazione da almeno un anno. Condizione rispettata nel caso della vendita Bnl. Dal canto suo, l’Italia non può esigere alcuna tassa su plusvalenze e capital gain detenute da queste società, in forza del trattato europeo contro le doppie imposizioni. Nel nostro Paese, in base all’esenzione prevista dalla cosiddetta Pex, si applicherebbe invece l’aliquota del 33% prevista dall’Ires (la tassazione societaria) sul 9% delle plusvalenze, in caso di vendita entro il 2006. Per una plusvalenza di circa 300 milioni come quella che dovrebbe incassare Della Valle, la tassazione sarebbe pari a 8,9 milioni di euro nel 2006». Questo, se le azioni Bnl fossero detenute da una holding italiana: ma, come abbiamo visto, sono invece «nella pancia» della lussemburghese Dorint. E sulle relative plusvalenze, dunque, non viene pagata alcuna tassa.