Valle Scrivia senza cure perché in ospedale ci sono i profughi

Iniziamo oggi un viaggio nei problemi del centrodestra ligure, nella battaglia per dare un futuro ai moderati e un sindaco degno di questo nome ai genovesi. Sindaco che, ovviamente, passa anche per un candidato degno di questo nome.
Il nostro sarà un racconto a cui dedicheremo parecchie puntate perché vediamo che - tranne i soliti noti - la maggioranza silenziosa, le persone perbene, i moderati veri, i liberali sinceri che non hanno nulla a che vedere con quelli che si autodefiniscono tali, hanno disperato bisogno di una rappresentanza. Rappresentanza che, fortunatamente per noi, ma purtroppo per Genova e la Liguria, troppo spesso ha diritto di cittadinanza solo su queste pagine. E non nelle sedi deputate ad esserlo. Il che, chiaramente, può farci anche piacere, perchè è un ruolo alto, nobile e importante, anche se certamente oneroso. Ma non ci fa piacere nel momento in cui la politica ha bisogno di supplenza. Segno che è debole o debolissima.
Talmente debole che la sinistra può tentare scorribande dialettiche in quelle che erano le file moderate. Se la commissaria genovese dei finiani Barbara Contini, nei giorni scorsi, non ha trovato di meglio di mettere per iscritto che «se Berlusconi se ne fosse andato venerdì, sabato a Roma non sarebbe successo quello che è successo», Vittorio Coletti su La Repubblica-Il lavoro ha firmato una puntata molto interessante della sua rubrica domenicale «Liguria Italia» significativamente intitolata nella prima delle pagine liguri del quotidiano diretto da Ezio Mauro e Franco Monteverde: «Se Scajola stacca la spina». E, nel caso in cui qualcuno avesse avuto dubbi su quello che intendeva Coletti, il titolo interno spiegava tutto: «Scajola può staccare la spina al premier. Un atto di coraggio per il bene del Paese».
Coletti non è uno qualsiasi. E non solo perché era compagno di classe dell’ex ministro dello Sviluppo e Scajola è un protagonista fisso (...)