Della Valle va all’attacco: "Milano non può rinunciare alla settimana della moda"

«A me la Wintour non chiede di fare certe cose: sa che le risponderei no anche se siamo amici. Il vero problema non è l'arroganza di chi chiede ma la debolezza di chi risponde danneggiando il sistema-Paese». Diego Della Valle dice la sua sul calendario delle sfilate di Milano Moda Donna completamente stravolto per assecondare i desiderata della potente direttrice di Vogue America che ufficialmente non vuole fermarsi troppo nel capoluogo lombardo. In realtà la riduzione del programma a 7giorni (dal 24 febbraio al 1 marzo) di cui 3 e mezzo di appuntamenti imperdibili (dal pomeriggio di giovedì 25 febbraio a domenica sera) e gli altri considerati di serie B, è l'ultimo atto di una strategia ben precisa per togliere all'Italia la leadership della moda. «Questa operazione trascinerà fatalmente anche i buyer - dice Della Valle - danneggia la nostra immagine all'estero e l'intera economia perché l'eccellenza del made in Italy è trainante anche per chi produce pasta, olio, vino, mobili e piastrelle. Non possiamo permetterci il lusso di scherzare, dobbiamo prendere posizione». Inutile dire che il patron di Tod’s ha ragione da vendere soprattutto quando parla dei disastrosi effetti collaterali. L'industriale marchigiano parla ad esempio dell'Expo: assurdo togliere alla città uno dei suoi punti di forza visto che tra 5 anni sarà sotto i riflettori del mondo. Invoca l'intervento del sindaco Moratti, ma anche quello del ministro del Turismo e di chiunque abbia voce in capitolo. Soprattutto spara a zero contro il silenzio assordante di chi ha chinato la testa davanti alla Wintour facendo invece la voce grossa contro chi è più debole.
Inevitabile a questo punto chiedere nomi e cognomi, ma Della Valle non cade nella trappola tanto tutti nell'ambiente sanno benissimo che solo Fendi e Prada hanno tentato di salvare il salvabile. La soluzione secondo Diego è una sola: rifare il calendario per l'ennesima volta e pensare al bene comune, avere il coraggio delle proprie azioni e un po' di sano orgoglio patrio. «Tra un po' ci chiederanno di fare le sfilate di Milano a Parigi - se siamo così scemi da dire sì».