Vallettopoli, interrogatori segreti a Milano

INDAGINI I magistrati del capoluogo lombardo stanno ascoltando personaggi famosi in una caserma

Dopo il clamore, le copertine, le accuse finite sui giornali, Vallettopoli-bis continua in sordina. A Milano (dove l’inchiesta (nata a Potenza) viene condotta nel più stretto riserbo. E in questi giorni sarebbero in corso, in un luogo segreto (si parla di una caserma), gli interrogatori alle presunte vittime dei fotoricatti, tutti personaggi famosi, a cui i magistrati milanesi cercano di garantire il massimo della privacy possibile.
Dopo i nomi celebri circolati nelle scorse settimane, la Procura di Milano mantiene ora l’assoluto riserbo sulle persone sentite e sui presunti ricatti avvenuti a loro danno. Sulla cosiddetta Vallettopoli-bis i giudici proseguono con prudenza (oltre che in silenzio), portando avanti un’inchiesta nata da alcune dichiarazioni rilasciate l’anno scorso al pm di Potenza Woodcock. E proprio ieri nel capoluogo lucano è stata messa la parola fine a un’inchiesta «storica»: i giudici di Potenza hanno infatti trasferito a Roma il processo a Vittorio Emanuele di Savoia, con una decisione che «spegne» così i riflettori sul «tribunale dei vip», accesi con l’arresto del principe, il 16 giugno 2006, che portò nel capoluogo lucano giornalisti da tutto il mondo fino al 23 giugno, quando all’erede di casa Savoia - che ora punta «alla completa innocenza» - furono concessi gli arresti domiciliari nella capitale. Nel corso dell’udienza che si è svolta ieri, a Potenza, l’avvocato di Vittorio Emanuele, Francesco Murgia, ha sollevato la questione della competenza territoriale, nell’ambito del processo che vede coinvolti il principe e altre cinque persone, accusate di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di funzionari dei Monopoli di Stato per ottenere i nullaosta per 400 videopoker. I giudici hanno accolto la richiesta al termine di una camera di consiglio durata poco più di un’ora. Ottanta minuti, più precisamente. Sufficienti per decidere di trasferire a Roma gli atti del processo, e per chiudere quella che fu la prima delle inchieste con le quali il pm Henry John Woodcock (ora in servizio a Napoli) accese «la luce dei riflettori mediatici» sulla Basilicata. Un’inchiesta cominciata il 16 giugno 2006 a Varenna (Lecco), dove alcuni agenti della Polizia arrestarono il principe su ordine del gip di Potenza, Alberto Iannuzzi. Le persone arrestate furono in tutto 12.
Nel corso delle indagini, buona parte degli atti è stata trasferita ad altre sedi, tra cui Como (dov’è stata disposta l’archiviazione). A Potenza è rimasta solo l’accusa di associazione per delinquere, con il rinvio a giudizio disposto dal gup di Potenza lo scorso 23 settembre, solo pochi giorni dopo il trasferimento a Napoli di Woodcock. Ora anche questi atti sono inviati a Roma, «sulla strada dell’accertamento della mia assoluta innocenza», ha detto Vittorio Emanuele. Tutto era partito da un’indagine su alcuni prefabbricati costruiti a Potenza per accogliere i senzatetto del terremoto del 1980. Una «pista» che, intercettazione dopo intercettazione, portò all’arresto del principe e al «Savoiagate», e poi a quello del re dei paparazzi, Fabrizio Corona, per Vallettopoli. Il 20 gennaio il gup ha prosciolto Corona. E ora i giudici, con l’incompetenza territoriale, hanno «chiuso» il tribunale dei vip.