Vallettopoli, per la procura niente estorsione per Totti

Il pm ha chiesto l'archiviazione del caso prosciogliendo dall'accusa di estorsione Fabrizio Corona, Flavia Vento e Lele Mora. La vicenda aveva visto coinvolto il capitano della Roma. Nella vicenda ha avuto un ruolo da intermediario Costanzo

Roma - Non ci fu alcuna estorsione in danno del calciatore della Roma Francesco Totti a proposito dell’intervista riguardante un suo incontro con Flavia Vento alla vigilia delle sue nozze con Ilari Blasi. I 50 mila euro pagati dal calciatore per evitare la pubblicazione del servizio su una rivista è il corrispettivo che Fabrizio Corona avrebbe dovuto ricavare dalla pubblciazione del servizio. Questo apparve anche se modificato sulla rivista "Gente" ma il compenso pattuito non fu mai corrisposto.

È quanto emerso dall’inchiesta svolta dal pubblico ministero di Roma Vincenzo Barba che ora, a conclusione delle indagini, ha chiesto al gup Tommaso Picazio di archiviare il caso prosciogliendo dall’accusa di estorsione Fabrizio Corona, Flavia Vento e il manager Lele Mora. Confermato che nella vicenda ha avuto un ruolo di intermediario Maurizio Costanzo, circostanza peraltro già confermata dallo stesso quando giorni fa si diffuse la notizia della sua partecipazione alla trattativa.

Nessuna minaccia Alla base dell’istanza del pm, a quanto si è appreso, il convincimento che la notizia di reato sia infondata. Ciò in quanto non vi sarebbe stata alcuna minaccia da parte di Corona allo staff di Totti, né l’agente dei fotografi avrebbe ricavato alcun profitto dalla vicenda. I 50 mila euro avuti dallo staff del numero 10 della Roma, infatti, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbero rappresentato per Corona la copertura per il mancato guadagno dell’intervista rilasciata dalla Vento al settimanale Gente in merito al presunto flirt. Corona aveva infatti pattuito con l’allora direttore del settimanale, Umberto Brindani, 40mila euro. Soldi che non furono poi mai versati per il passo indietro della Vento a firmare la liberatoria al settimanale per la pubblicazione dell’intervista che uscì poi comunque sulle pagine di Gente il 12 maggio del 2005 nonostante l’interessamento di Corona per evitarne la pubblicazione. Ciò anche per far seguito ai successivi accordi intercorsi tra l’agente dei fotografi e lo staff di Totti, impegno di Corona che poi proseguì con la smentita del flirt da parte della Vento sul settimanale «Chi» all’epoca diretto da Silvana Giacobini.

Nessuna responsabilità per Mora e la Vento Nella richiesta di archiviazione inoltre, a quanto si è appreso, si afferma anche come in merito alle posizioni di Vento e Mora, non è possibile attribuirgli loro alcuna responsabilità in quanto non hanno né preso parte alle trattative, né hanno avuto soldi. Inoltre, nell’istanza il pm sottolinea come la richiesta di archiviazione lascia impregiudicati i procedimenti per fatti analoghi che sono all’esame delle Procure di Potenza, Milano e Torino.

Ciò anche perché il caso all’esame di Roma è un’intervista, mentre negli altri episodi contestati vi sono anche delle fotografie, e quindi si tratta di un caso diverso dagli altri. Secondo l’accusa formulata originariamente dal pm di Potenza Henry John Woodcock, poi recepita al pm Barba, Corona in concorso con la Vento e Mora, «con minaccia consistita nel prospettare a Vito Scala (preparatore atletico del calciatore, ndr) e Riccardo Totti (fratello nonché manager di Francesco, ndr) la pubblicazione su giornali di gossip e la diffusione mediatica di un’ulteriore intervista rilasciata dalla Vento riguardante in particolare la presunta avventura e il presunto flirt avvenuto tra la medesima Vento e Totti prospettando, inoltre, continue ed ulteriori propalazioni mediatiche riferite allo stesso fatto», alla vigilia «del matrimonio del calciatore con Ilary Blasi, già in stato interessante, e, contestualmente, alla procedura disciplinare subita da Totti per illeciti sportivi», se non fosse stato pagato quanto richiesto per comprare l’intervista, avrebbero costretto Totti «a versare (tramite il fratello e Vito Scala) 50mila euro».