IL VALORE DELLA «NEMBO» VA BEN OLTRE LA POLEMICA

Caro Massimiliano, le parole con cui il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, in occasione della ricorrenza dell’8 settembre, ha voluto rendere omaggio anche ai militari della R.S.I., come quelli del «Nembo», che pure combatterono per la difesa della Patria ha suscitato il solito interessato ed ipocrita vespaio di polemiche senza spiegare i leggendari fatti d’arme cui ci si riferiva. Mi sia consentito, dalle colonne genovesi de il Giornale, di rammentarli brevemente soprattutto per i più giovani. La battaglia per Roma iniziata il 22 gennaio 1944, con lo sbarco degli anglo-americani sul litorale laziale, continuò fino al 4 di giugno e gli eserciti alleati, nonostante l’enorme potenziale bellico dispiegato, non ebbero davvero vita facile. Il primo reparto italiano a raggiungere il fronte di Nettuno fu il battaglione «Nembo» con 350 paracadutisti agli ordini del capitano Corradino Alvino. Il 16 di febbraio, a fianco dei parà tedeschi della IV Divisione Fallschirmjager, partecipò ad un contrattacco che gli costò i primi 54 caduti e 97 feriti stupendo, per l’irruenza e l’audacia, sia amici che nemici. Nei giorni successivi si distinse in ripetuti assalti che inflissero agli alleati pesanti perdite e meritando al reparto ammirate citazioni nei bollettini di guerra del solitamente austero Alto Comando Germanico. Al fosso della Moletta, cedendo solo dopo 4 giorni di aspri ed impari combattimenti agli inglesi le posizioni precedentemente strappate, gli uomini del «Nembo» diedero il meglio di se stessi con perdite che superarono i due terzi degli effettivi. Più che eloquenti sono i riconoscimenti tributati al valore militare dei combattenti. Il labaro del «Nembo» verrà decorato con una Medaglia d’Argento e altre 26 decorazioni simili saranno concesse agli effettivi dell’unità. Ventisei le medaglie di bronzo e dodici le croci di guerra mentre da parte tedesca verranno conferite ai paracadutisti italiani ben quindici croci di ferro di seconda classe. Addirittura diciannove furono le promozioni sul campo per meriti di guerra. Il 3 di giugno la VII compagnia del «Nembo» si sacrifica quasi al completo battendosi all’arma bianca in furiosi corpo a corpo nella zona del fosso dell’Acqua Bona ove, tra gli altri, cade a soli 17 anni Ferdinando Camuncoli figlio del noto scrittore Ezio. Giova il trascrivere la motivazione della Medaglia d’Oro al Valore Militare: «Studente volontario della prima ora Capo arma mitragliere durante la difesa di Roma dava numerose prove di ardimento. Gravemente colpito da piombo nemico ad una spalla, ai compagni che volevano portarlo indietro imponeva che lo lasciassero sul posto e continuassero l’azione. Durante un successivo attacco nemico si prodigava nel rifornire l’arma passando con l’unica mano indenne munizioni per la mitragliatrice. Sanguinante al limite delle possibilità fisiche, raccoglieva con il braccio sano alcune bombe a mano e, primo, si lanciava al contrassalto trascinando con il suo esempio i compagni ma veniva colpito mortalmente. Bellissimo esempio di abnegazione e di amor patrio». Dinnanzi al ricordo di Italiani così eroici, la gente civile - a distanza di sessantacinque anni dal loro sacrificio - dovrebbe non già disquisire sul colore della loro camicia ma chinare il capo e restare a meditare in silenzio.
*capogruppo An

in Consiglio regionale