Per un valore è sempre giusto lottare

Razzismo al contrario: «Il Giornale» sprona i partiti a raccogliere le firme per il referendum

Credo che ci siano dei «vizi» di fondo di questo referendum regionale promosso in modo un po' artigianale e di questo passo destinato...ad un insuccesso; quando si parte con l'idea di promuovere un referendum,occorre partire da un Comitato Organizzatore che coinvolga i partiti, i movimenti, circoli culturali, «media» in modo che le firme dei cittadini...arrivino al comitato da tutti i comuni della Liguria senza dover ricorrere a banchetti su strade e piazze sotto il solleone quando le persone pensano al mare od alla partenza delle ferie. Invece stiamo assistendo al solito scoordinamento dei partiti del centro-destra dove un partito organizza un banchetto senza sapere che a 200 metri di distanza un altro partito della stessa coalizione ha messo nello stesso giorno un altro banchetto;oggi con una scadenza della raccolte delle firme al 30 di settembre,con le persone che per tutto agosto saranno sulle spiagge di giorno ed alle sagre di sera...ci si accorge che ci sono in saccoccia soltanto 20.000 firme (di cui un 10%,come in tutte le raccolte firme non utilizzabile) e...ne mancano almeno 30.000. Ora non si può pensare che lanciando un appello su Il Giornale edizione di Genova si possa recuperare un ritardo nella raccolta firme che dovrà avere come obiettivo una raccolta di almeno 10.000 firme in agosto ed oltre 20.000 in settembre per essere sicuri che il referendum si possa tenere l'anno prossimo. Il Giornale è uno strumento di diffusione delle idee ma non può sostituirsi a comitati e partiti.


Può darsi abbia ragione Lei, caro Lauro, che sappiamo affezionato lettore del nostro Giornale e anche assiduo opinionista, a tutto campo, sui fatti di questa meravigliosa e disastrata comunità nazionale e internazionale. Anzi, ammettiamolo pure: con l’appello lanciato (o meglio: rilanciato) dal Giornale «non si può pensare che si possa recuperare un ritardo nella raccolta firme, eccetera». Ma noi del Giornale - ormai l’avrà capito anche Lei - siamo un po’ dei Don Chisciotte, ma mai dei Don Abbondio. E si può ben dire che il caporedattore Lussana sia sempre il primo a suonare la carica, ma che i suoi redattori e collaboratori, seppure ribelli e birichini quanto basta, condividano il principio secondo cui non è la certezza della vittoria che giustifica la battaglia, quando la battaglia ha contenuti ideali che inducono a lottare. Ecco perché battersi per la raccolta firme del referendum di iniziativa regionale che addirittura privilegia gli immigrati clandestini rispetto ai «regolari» merita un impegno e un’assunzione di responsabilità innanzi tutto da parte nostra. Non saremo decisivi, non riusciremo a scuotere la coscienza dei partiti e/o degli elettori del centrodestra? Può darsi. Ma ci sono momenti in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Sempre più rari, questi momenti, caro Lauro, d’accordo. Noi, comunque, abbiamo fama di recidivi, e perseveriamo.
\