Valori e futuro (incerto) dell’erede di casa Savoia

Da italiano mi sento profondamente umiliato dalle notizie che apprendo sulla stampa (da ultimo dal Sole-24 ore) sulle sventurate attività dei «discendenti» dall'ultimo re d'Italia. Poi mi sono ricordato che lei questi personaggi non li considera i «successori» del re, e spiega i motivi giuridici per cui oggi Casa Savoia è rappresentata dal ramo dei Savoia Aosta. Tuttavia, qualche tempo fa ho sentito parlare un documento favorevole a Vittorio Emanuele scritto di pugno dagli eredi testamentari del re e dagli esecutori testamentari, sbandierato dai simpatizzanti di Vittorio Emanuele e figlio come una prova definitiva. Conto su una sua spiegazione come sempre informata convincente.


Ho letto anch'io l'intervista nel corso della quale Emanuele Filiberto annunciava la nascita del movimento politico «Valori e futuro». Movimento che s'è trovato praticamente costretto a fondare in quanto, girando per la Penisola, si era imbattuto, cito, «in tantissima gente che mi chiedeva lo stesso favore: principe, faccia qualcosa per l'Italia». Di fronte ad appelli di tal fatta il principe non si è tirato certo indietro, dando vita appunto a un partito che, a sentir lui, «incarna una corrente di pensiero condivisa da migliaia di donne e uomini che non si riconoscono nella classe dirigente di un Paese che ha smarrito la propria identità nazionale, i propri valori, la sua cultura e le sue tradizioni». Forte del fatto che fino a ieri non ha mai messo piede in Italia («non sono stato inquinato da tutto ciò che è successo in questi ultimi cinquant'anni»), Emanuele Filiberto afferma di conoscere bene quali siano i «valori importanti» per gl'italiani. Ad esempio la lotta alle «realtà antropologiche di mafia, camorra e 'ndrangheta», alla corruzione e alla malavita. Peccato che «Valori e futuro» sia partito col piede sbagliato. Il suo vicepresidente e sponsor, Mariano Turrisi, è stato infatti arrestato per associazione mafiosa. Ciò lascia pensare che, fermi restando i valori, per «Valori e futuro» il futuro si presenta assai incerto, con la fondata prospettiva di essere sepolto non dagli scandali, ma dalle risate.
Venendo poi alla questione da lei sollevata non è che sia io a non ritenere Vittorio Emanuele - e domani il suo figliuolo - successori dinastici di Casa Savoia. Parlano gli atti e a quelli mi attengo. Mi riferisco alle lettere autografe di Umberto riprodotte nel sito realcasadisavoia.it e pubblicate nel volume Declino e crollo della monarchia in Italia di Aldo A. Mola per le edizioni Mondadori. O a quelle di Maurizio d'Assia e Simone di Bulgaria - gli esecutori testamentari - che smentiscono in modo categorico d'aver voluto revocare, anche perché non ne avrebbero avuto l'autorità, le disposizioni circa la successione a capo della Casa che Umberto volle affidare ad Amedeo di Savoia. Carta canta, insomma, ed è la carta a essere convincente, caro Volpi, non le chiacchiere che, una volta di più, stanno a zero.