Valtellina, falso allarme In 4mila si esercitano tra frane e fiumi in piena

A vent’anni dall’alluvione test della Protezione civile. Formigoni: «Da allora molto è cambiato per la sicurezza di questi luoghi»

nostro inviato a Santa Caterina Valfurva
Un pulmino con nove persone a bordo caduto in una zona particolarmente impervia. Scatta l’operazione salvataggio lungo il Brembo, nel Bresciano. Ma pure ai piedi dell’Ortles-Cevedale c’è da recuperare due malcapitati finiti chissà come in un’area raggiungibile solo dal soccorso alpino fluviale. Cronaca di dissesti idrogeologici in Valsassina, blackout telefonici-elettrici a Edolo e chi più ne ha più ne metta.
Ecco la fotografia dell’esercitazione nazionale Valtellina 2007, che oggi si chiude a Morbegno (Sondrio) con il raduno nazionale dei volontari della Protezione civile. Finale di una tre giorni concretizzatasi in cinque scenari operativi, che simulando una situazione meteorologica simile a quella verificata nel 1987, nel luglio di 20 anni fa in Valtellina, ha coinvolto oltre Sondrio le provincie di Brescia, Bergamo, Como e Lecco. Cinque scenari che hanno interessato centomila residenti, con l’impegno messo in campo da otto Regioni, cento istituzioni, 4mila volontari e, persino, con osservatori internazionali da Cina, Russia e Mozambico.
«Prima esercitazione nazionale fatta su tutto l’arco alpino. Iniziativa per testare il grado di preparazione della Protezione civile lombarda, sfida alla nostra responsabilità in materia di sicurezza del cittadino» chiosa Roberto Formigoni: «Molto è cambiato in questi 20 anni, è nata la protezione civile e c’è il coinvolgimento di tanti volontari e di corpi» annota il presidente della Lombardia. Che aggiunge «sono stati spesi, e spesi bene, decine e decine di miliardi di vecchie lire per mettere in sicurezza il territorio, per ricucirlo dove si era strappato e mantenerlo sempre in forma».
Già, «da quel giorno di 20 anni fa, siamo passati dal nulla a 16mila volontari in Lombardia. Tutti fedeli a un motto: più si conosce, più si è sicuri» sottolinea Massimo Ponzoni, consapevole che «il miglior modo per ricordare e commemorare le vittime del luglio 1987 è rendere la vita delle generazioni successive più sicura». L’assessore regionale alla Protezione civile spiega poi che «la protezione civile è come un atleta: si allena prima della gara pur sperando di non doverla mai affrontare». Slogan efficace che Guido Bertolaso fa proprio, «ben sapendo - dice il numero uno nazionale del settore - che il nostro è un modello da esportare, anche se non ci sentiamo affatto i più bravi. Anzi, dobbiamo commettere errori perché sbagliando si impara a non ripeterli». Come dire: la tre giorni è stata un test sulle capacità di fronteggiare l’emergenza, per prepararsi a affrontare con sicurezza e senza panico i rischi, le sfide, spesso drammatiche, che il territorio può riservare all’improvviso.
Il test ha tra l’altro messo in evidenza alcune punte di eccellenza, ad esempio la messa in sicurezza di un bene architettonico come la chiesa di San Vincenzo di Gera Lario o l’utilizzo - primo esempio in Italia - sulla frana del Ruinon del radar a terra per l’allertamento.