Il Valtellinese in marcia verso Marche e Toscana De Censi: «Cerco alleati»

Massimo Restelli

da Milano

Avanti sulla strada delle alleanze, ma il Credito Valtellinese è pronto allo shopping in Toscana, Marche ed Emilia Romagna. «L’obiettivo tra cinque anni rimane quello di essere presente in tutta Italia», spiega il presidente Giovanni De Censi tracciando un quadro finanziario roseo per il gruppo popolare che il prossimo anno conta di ampliare del 10% la propria rete e vuole crescere in Veneto attraverso la controllata Bai.
Come si chiuderà l’esercizio del Creval?
«Il gruppo va bene, ha raggiunto tutti gli obiettivi sia di espansione, sia economici. Anzi dal punto di vista dei risultati finanziari sta superando le aspettative. Il prossimo anno l’intento è crescere di un altro 10% in termini di sportelli rispetto ai 350 attuali».
Quale sarà la strategia dopo l’acquisizione nelle Marche sfumata la scorsa primavera?
«Abbiamo mancato l’acquisizione della Cassa di Fano dal gruppo Bpu, ma continuiamo a considerare strategiche le Marche. Siamo inoltre interessati a Emilia-Romagna e Toscana».
E i progetti al Nord Italia?
«Crescere in Veneto, tramite la controllata Bai, con 40 aperture in tre anni sull’asse che da Brescia conduce a Treviso».
Eppure non sembrano molte le occasioni di acquisto...
«L’alternativa sono le alleanze. L’asse con la Banca di Cividale dimostra che gruppi non sovrapposti sul territorio possono collaborare sulle società prodotto».
La bancassicurazione sembra vivere una seconda giovinezza, anche il Creval cerca una sposa?
«Al momento no. Il modello prevede di scegliere ogni volta la compagnia che offre le condizioni migliori».
E la fine dell’accordo con Julius Baer?
«Bancaperta e Aperta Sgr presidiano l’intero mercato. Ci rafforzeremo anche nel private ma senza alleati».
Quali sono i programmi all’estero?
«Guardiamo a potenziali alleanze in settori specifici».
Lo Spin off immobiliare è tramontato?
«Con l’avvio dei principi Ias, non c’è più urgenza. Lo faremo se sarà un’occasione per creare valore».
Come risponde a quanti criticano il modello popolare dopo i risvolti giudiziari emersi su Bpi?
«È sbagliato confondere la gestione cooperativa con il risultato di azioni non virtuose. Il sistema popolare è uno specchio di cui si è spaccato un angolo: il danno di immagine è innegabile ma se si rispetta la governance e gestione collegiale, il modello è virtuoso».
Eppure molti vorrebbero modificare il sistema.
«Il voto capitario è intoccabile così come sarebbe un errore aumentare il limite al possesso azionario».
Cosa ne pensa delle scelte di Fazio?
«È importate accertarsi se l’arbitro ha sbagliato da solo. Bankitalia deve restare indipendente sia per il meccanismo delle nomine sia per il possesso azionario».