Valuev, una montagna di pugile minaccia il record di Marciano

Ventiquattro centimetri e 45 chili di differenza: sul ring il Tyson bianco. La fantasia della boxe non ha confini, quella dei pugni sul quadrato un po’ meno. Stasera, alla Porsche Arena di Stoccarda, la boxe riscoprirà il valore delle montagne bianche dell’Est dopo aver assaggiato per tanti decenni quello dei mammuth neri americani. È il segno di un decadimento. Nikolai Valuev, 214 centimetri per 150 chili, difenderà il titolo dei pesi massimi versione Wba contro Ruslan Chagaev, uzbeko nato a Andizhan 28 anni fa, ma di stanza ad Amburgo.
Valuev è l’ultimo gigantesco, anzi il più gigantesco campione dei pesi massimi, una montagna di ossa e muscoli, un bel business per questo pugilato così scarso di campioni e personaggi. Discendente da un nonno tartaro, Valuev non è propriamente un campione della boxe, intesa coma arte nobile, ma è uno che riempie il ring, la scatoletta televisiva ed anche i quadrati tedeschi. È l’uomo che più pericolosamente sta avvicinando il record di imbattibilità di Rocky Marciano (per ora siamo a 46 match vinti e un no contest contro i 49 vinti da Rocky) e probabilmente ci arriverà. Stavolta la trovata è in linea con l’ultima tendenza pugilistica che propina i giganti dell’Est in gran quantità: i fratelli Klitscho hanno aperto la strada, gli altri hanno seguito raccogliendo titoli, denari e successi. Chagaev ha un discreto curriculum dilettantistico, vicino a Valuev sembra un tappo, il nomignolo di Tyson bianco gli viene dal fisico compatto, dalla testa quadrata e forse dalla sua imbattibilità: 22 match vinti, 17 per ko e un pari. Come Valuev ha battuto l’americano John Ruiz, che nel dicembre 2005 perse il mondiale proprio contro The beast. Per abituarsi alle dimensioni di Valuev si è allenato visionando i match del campione su uno schermo gigante. Il suo allenatore, invece, ha sostenuto di aver convocato, come sparrings, un’intera squadra del basket Nba, tutta gente dai due metri in su. Una buona idea, se tanto bastasse a far crollare l’uomo che Don King ha definito l’ottava meraviglia del mondo. Non certo della boxe.