Valuta, niente tetti su spese fisse e commissioni

I consigli utili per i turisti: usare carte di credito oppure servirsi di banche e uffici postali

Roberto Bonizzi

«Nella legislazione italiana non esistono tetti per commissioni e spese fisse applicabili dai cambia valuta». La conferma arriva dall’Ufficio italiano cambi, l’autorità che ha il compito di vigilare sul settore. Né il testo unico bancario, la legge 385 del 1993 (articolo 155, comma 5), né il successivo decreto legislativo, il 342 del 1999, specificano quali siano i tassi massimi applicabili. «L’unica regola è quella del mercato» ripetono dalla sede dell’Uic.
Dopo l’inchiesta de il Giornale sugli sportelli di cambia valuta di Milano, però, si muovono le associazioni dei consumatori. «Ho chiesto chiarimenti all’Ufficio italiano cambi - spiega Alessandro Miano, del Movimento consumatori -. E hanno confermato la vacatio legis in materia. Però, e questa è la novità, se si è in presenza di tassi e commissioni che si discostano molto dai 2,58 euro e 1,5 per cento per ogni operazione, i valori limite per banche e uffici postali, è possibile presentare un esposto alla sezione anti riciclaggio dell’Uic. Dopo un certo numero di segnalazioni sono disposti a inviare il loro ispettorato oppure ad attivare la guardia di finanza. I dati che emergono dall’inchiesta sono impressionanti».
Dopo un giro in 10 uffici di cambio cittadini, da Linate alla stazione Centrale, da Cadorna al centro, da mille dollari (che secondo il listino della Borsa valgono 819 euro) si ricevono in cambio 696 euro. Con spese di servizio che si oscillano tra il 7 e il 17,90%. «È come se ci vendessero il parmigiano a 500 euro al chilo - continua Miano -. Siamo in presenza di una situazione che sfrutta la non conoscenza delle persone, turisti che si fidano delle commissioni e delle spese fisse applicate. C’è chi, pur di guadagnare qualche euro in più, non si fa scrupoli. Ci sono i termini per presentare un esposto all’Uic. Dico alle persone che si sono trovate in questa situazione: segnatelo al Movimento consumatori (02-336030360, milano@movimentoconsumatori.it) presenteremo un rapporto dettagliato e faremo avviare un’indagine». Nel frattempo un consiglio pratico a chi dovesse cambiare del denaro a Milano. «Andate nella vostra banca o negli uffici postali - spiega il presidente del Movimento consumatori -. Lì i tetti massimi sono certi: 2,58 euro di spese fisse, 1,5 per cento di commissioni».
Del caso si sta interessando anche il Codacons. «Abbiamo ricevuto segnalazioni nelle scorse settimane sui tassi anomali di cambio dei dollari - dice Marco Donzelli, responsabile nazionale dell’associazione -. Persone che si lamentavano di commissioni troppo alte». Ma nessuno ha voluto iniziare un’azione legale, anche perché molto spesso si tratta di turisti che restano in Italia soltanto un paio di settimane. «Ora dobbiamo verificare - prosegue il presidente del Codacons -. Se a Milano la situazione fosse generalizzata, allora potrebbero esserci gli estremi per un ricorso all’Antitrust contro un eventuale cartello dei cambia valuta».
Stupite della situazione anche le istituzioni. «Purtroppo non possiamo fare niente, se non segnalarlo alle autorità che hanno competenza in materia» è il commento di Giovanni Bozzetti, assessore al Turismo del Comune di Milano. «Non è possibile aprire uno sportello di cambio all’ufficio del turismo - dice Luigi Vimercati, assessore al Turismo in Provincia -. Però possiamo segnalare questa situazione ai turisti, per metterli in guardia. Intanto un consiglio: usate la carta di credito e cercate di non cambiare valuta nelle agenzie».