Via Valvassori Peroni, la palazzina del Comune fortino degli anarchici

COMPAGNI PREPOTENTI La sfida infinita. A maggio i no global si sono
impadroniti dell’edificio a Lambrate. Inascoltate le segnalazioni alle
forze dell’ordine. <a href="/a.pic1?ID=548372" target="_blank"><strong>Centro sociale di via dei Transiti, lettera a Pisapia
contro lo sgombero: &quot;Il vento è cambiato&quot;
</strong></a>

Si chiamano anarchici o giù di lì, ma all’ingresso della palazzina di via Valvassori Peroni hanno piazzato un enorme lucchetto e una pesante catena, a chiudere quello che a tutti gli effetti è un bene comunale, pubblico, dei milanesi, ma di cui oggi godono solo loro. Hanno scarabocchiato il cartello comunale, come deturpati sono la gran parte delle targhe in questa zona. E a marchiare il tutto c’è una bella «A» nera e una «firma» dell’autonomia.
L’occupazione risale a maggio, quando una ventina di giovani dei centri sociali ha preso possesso di quella che era l’ex sede dell’ufficio Parchi e Giardini, proprio in fondo alla via che corre dietro la stazione di Lambrate. Il posto, come sempre, è stato scelto con accortezza: riparato, silenzioso, immerso in un angolo di verde che in questa prima calda estate di «okkupazione» ha garantito un fresco invidiabile dalla gran parte dei pensionati milanesi, abituati a ritrovarsi in circoli o bar privati. All’interno dell’area recintata, che confine con un centro sportivo, ci sono alberi e prati, già ridotti in buona parte a discarica di lattine e rifiuti. A maggio, per presentarsi, i cosiddetti anarchici affissero due striscioni, tra cui uno ingiurioso nei confronti del vicesindaco, Riccardo De Corato, che chiese subito al prefetto Gian Valerio Lombardi, e al questore Alessandro Marangoni, «un intervento immediato» e «riposte anche sul piano penale». Da allora niente si è mosso, anzi la situazione - se possibile - si è incancrenita.
Nelle ultime settimane, i «ragazzi» dei centri sociali hanno utilizzato il centro per organizzare «rave» o feste, con musica assordante e rumori di ogni tipo. Questi raduni molesti sono pubblicamente convocati su internet, con inviti a portare generatori di energia (usati per la musica e la luce), cibi e bevande, e materiali per la pulizia (che si direbbero poco utilizzati).
Il centro, di proprietà del Comune - quindi dei milanesi - è stato anche ribattezzato: «Spazio occupato blackaut». Gli «occupanti», per non farsi mancare nulla, hanno aperto tanto di blog e profilo facebook, che vanta la bellezza di 4mila amici, per lo più fantomatiche sigle dell’area no global o antagonista. Il «manifesto programmatico» dell’occupazione è il solito vaniloquio ideologico sugli «spazi sociali» (cioè loro) in cui «incontrarsi e organizzarsi». Ma negli ultimi giorni si è scatenata una contesa interna al movimento. Qualcuno, evidentemente più «antagonista» degli altri, ha preso possesso dei locali e ci vive, passandoci notte e giorno. Il nucleo originario degli occupanti ha denunciato l’occupazione («è destabilizzante per il quartiere e per il collettivo», lo ammettono perfino loro), annunciando l’intenzione di riappropriarsi della palazzina. E la vicenda comincia a ricordare la villa di tre piani di via Litta Modignani, occupata da ormai 13 anni dagli anarchici «duri e puri» (e indisturbati).
A far le spese di blitz e contro-blitz sono i cittadini residenti nelle vie Vanzetti e Tajani, che mal sopportano i disagi, il rumore, e cominciano ad aver paura. Del caso ora si occupa ora un consigliere di zona 3 del Pdl, Gianluca Boari, che con una mozione chiede la liberazione dell’area e la sua restituzione alla collettività, e intanto ha iniziato una petizione. «I residenti - dice - affermano di aver più volte informato forze dell’ordine e polizia locale, ma la situazione è rimasta irrisolta. Ho deciso di proporre una raccolta di firme che darà forza alla mozione che presenterò in Consiglio di zona per chiedere al Comune lo sgombero dell’area e la sua veloce riqualificazione».