Valverde in giallo, Tour rosso di vergogna

A Plumelec vince in gara nonostante i sospetti e grazie allo sponsor. E' sospettato al pari di Basso, Ullrich e altri d’aver fatto
ricorso alle cure del dottor Fuentes, il ginecologo maschile
con l’hobby della manipolazione sanguigna (emotrasfusione). <strong><a href="/a.pic1?ID=274093" target="_blank">Cunego: quei sette secondi da sei meno meno
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Hanno i «tutor», controllano tutto, anche i capelli e le unghie, lasciano a casa l’ex campione del mondo Tom Boonen, reo di essersi fatto nel mese di aprile una canna e di essere successivamente risultato positivo ad un controllo a sorpresa. Per la giustizia sportiva è un peccato veniale: nulla di che se fatto lontano dalle competizioni. Per i rigorosi organizzatori francesi è cosa gravissima, intollerabile, da ostracismo puro: che il belga se ne resti a casa.
In compenso non hanno il minimo imbarazzo ad invitare Alejandro Valverde, sospettato al pari di Basso, Ullrich e compagnia pedalante d’aver fatto ricorso alle cure del dottor Eufemiano Fuentes, il ginecologo maschile con l’hobby della manipolazione sanguigna (leggi emotrasfusione). Nell’ormai tristemente noto dossier dell’«Operacion Puerto» tante sigle da decrittare e qualche sacca di sangue: c’è anche quella di «Valv-Piti», mai decrittata. «Valv» assomiglia maledettamente a Valverde e «Piti» è casualmente il nome del cane del corridore murciano. A Basso il mondo del ciclismo ha chiesto a gran voce l’esame del DNA. A Valverde gli hanno dato anche la maglia gialla.
Giallo come il sospetto, come le questioni irrisolte, come la vicenda di questo talentuoso corridore spagnolo che fa sua la prima maglia gialla di questo Tour che sulla carta dovrebbe essere più vero, più credibile, più pulito, ma eleva a proprio uomo guida uno dei corridori più chiacchierati. Indiziato alla vittoria finale, sospettato di far parte della casta dei furbi. Nella Spagna tanto vincente e decantata c’è anche una giustizia che non giudica e in Francia degli organizzatori che spaccano il capello in due e guardano le unghie a tutti ma non si sentono in dovere di chiedere chiarimenti e lumi a Valverde, spagnolo che corre per una banca francese (la Caisse d’Epargne, vorrà dire qualcosa?) e che ieri si è aggiudicato la prima tappa sul traguardo di Plumelec con un finale d’autore, da campione vero: una sparata su quell’ultimo chilometro in salita modello Saronni a Goodwood. Un affondo che non ha lasciato scampo agli avversari e se non avessimo nella testa il tarlo del dubbio ci sarebbe solo da fargli un lunghissimo applauso.
Gli applausi li facciamo invece a quegli otto temerari - nessun italiano – che hanno animato tutta la tappa. Facciamo un applauso anche a Frank Schleck, Sylvain Chavanel e Wegmann, poi a Goubert e Florencio: tutti caduti e rialzati. L’incoraggiamento più grande al colombiano Mauricio Soler, sorpresa del Tour un anno fa, ieri a terra: perde tre minuti in un sol colpo, non poteva iniziare peggio il suo Tour. Un saluto anche a Hervé Duclos-Lassalle: primo ritirato della corsa. Aurevoir. Applausi per Kim Kirchen, il primo a lanciare il guanto di sfida nel difficile finale che sale sotto i pedali verso Plumelec. E bravo anche il francese Feillu, così come il tedesco Schumacher, il lussemburghese Kirchen e il nostro Ballan. Ma Valverde è di un altro pianeta. Mentre Riccò (5°), Pozzato (8°), Carrara (13°) e Cunego (21°), fanno quello che possono. «Io sono soddisfatto della mia corsa, perché sento di stare bene e so di poter solo migliorare – dice Riccardo Riccò, maglia bianca di miglior giovane della corsa, come il suo idolo Pantani -. Ho provato a chiudere su Valverde, ma io sono rimasto un po’ chiuso. Questo era più un suo arrivo; i miei arriveranno più avanti. Voglio vedere chi saprà starmi dietro...». Che sfacciato...