Valverde allo sprint trionfa anche a Liegi Beffati gli italiani

Dopo il successo nella Freccia Vallone, lo spagnolo concede il bis folgorando Bettini e Cunego. Nono posto per Di Luca e decimo per Basso

Pier Augusto Stagi

Restiamo al verde, alle spalle di Valverde. Il ciclismo italiano, attessissimo sulle strade della Liegi, deve incassare l'ennesima sconfitta in questa primavera del nord che per i nostri colori è stata a dir poco gelida. Alle spalle di Alejandro Valverde, primo spagnolo ad aggiudicarsi nella storia la «Doyenne», la decana delle classiche, i nostri Paolo Bettini e Damiano Cunego. Di Luca e Basso nei dieci: troppo poco per i nostri colori, per le nostre ambizioni, viste le premesse e le giustificate speranze sventolate alla vigilia di questa gara. Niente da fare, come non ci capitava dal 1989, la nostra «campagna del nord» finisce con un raggelante zero in tutte le caselle: solo qualche buon piazzamento, nulla di più. Sconfitti nel Fiandre di Boonen, idem nella Gand di Thor Hushovd, stessa sorte all'Amstel Gold Race di Frank Schleck, battuti anche nella Freccia e nella Liegi, sempre da questo spagnolo volante, Alejandro Valverde, murciano, classe '80 come Boonen, nato a Las Llimbreras che, alla stessa stregua del suo illustre coetaneo belga ha messo tutti in fila e si è pure infilato la maglia bianca del «Pro Tour» che premia il miglior corridore del momento, il più regolare della stagione.
La corsa è stata bella e incerta fino alla fine. Nessuno però è apparso nettamente superiore agli altri; tutti hanno mirato più a conservare energie preziose sino alla fine, che sferrare il colpo del fatidico ko. Gara incerta e intensa fin dall'inizio, con una fuga di ventisei uomini, tra i quali gli italiani Vincenzo Nibali e Salvatore Commesso. Vantaggio fino a 7’30’’ poi la mancanza di accordo e la reazione del gruppo hanno annullato il tentativo. Sulla Redoute prima Basso, poi Bettini e infine Cunego hanno attaccato provocando una buona selezione, con lo sganciarsi in testa alla corsa di un gruppetto forte di una ventina di corridori. Nella discesa dello Sprimont l’attacco di Boogerd e dello spagnolo Rodriguez Oliver, con il solito Paolo Bettini, costretto ancora una volta ad assumersi con i suoi compagni di squadra il peso della corsa. Sulla salita del Sart Tilman, l’andatura imposta da Jaksche, gregario di Vinokourov, ha ridotto il distacco del gruppo dei migliori dai fuggitivi. Scatto imperioso di Paolo Bettini in vetta al Sart Tilman e nessuno riesce a tenergli la ruota, ma in discesa è costretto ad arrendersi. E allora è la Lampre ad incaricarsi dell’inseguimento. Sul Saint Nicholas è Di Luca a fare la differenza e a riportare i migliori sotto. Ma nella volata, c'è poco da fare con un Valverde che vince quasi giocando con gli avversari. «Ho fatto una buona prova - ha detto Ivan Basso - e la squadra ha cercato in tutti i modi di vincere la corsa. Purtroppo né Schleck né io siamo riusciti a fare la differenza». A dir poco euforico Damiano Cunego: «Sono venuto qui con l’intenzione di fare un buon allenamento in vista del Giro, ho avuto dei compagni eccezionali e ho fatto una bellissima corsa». Non felicissimo, Paolo Bettini, che ci ha provato fino alla fine, ma per il tris deve aspettare almeno ancora un anno. «Sono rimasto solo come temevo». Felice, è quasi scontato dirlo, Valverde, primo spagnolo a firmare l’accoppiata Freccia-Liegi, probabilmente sarà il primo a raccogliere l’eredità di Miguel Indurain. Non è un caso se alle spalle di questo talentuoso atleta c'è sempre la solita mano, quella di Miguel Echevarri, il tecnico che ha scoperto prima Delgado e poi Indurain. «Ma Alejandro sulla carta può essere meglio di tutti e due, come non esserlo. Lui può vincere le corse di un giorno e anche diventare un grande corridore nelle corse a tappe. È un Gianni Bugno: un atleta completo come lui. Sempre sulla carta». Su Liegi, tappezzata di bandiere tricolori, cala la sera: ma a festeggiare sono solo gli spagnoli.