Il valzer degli intellettuali nei partiti: tra giravolte e strane folgorazioni

Roma - È un momento duro per gli intellettuali, agitati da una domanda fondamentale: ma chi comanda? Cioè con chi piazzarsi, visto che Fini è già franato su se stesso ma Berlusconi ha i suoi bei guai, visto però pure che Casini (con la sua bella galassia editorial-cementizia Caltagirone) sta con Fini, e Rutelli conta zerovirgola, e il Pd è diviso in diciotto correnti? Bel dilemma. L’incertezza regna soprattutto in area Fli, partito nato per spazzare via Berlusconi ma già in preda a defezioni, tradimenti, fughe in avanti e indietro, sabotatori, Barbareschi. Così l’ideologo (tra i tanti) Alessandro Campi ha già dato l’arrivederci a Fini, passando al Mattino del suocero di Casini, dove mena fendenti ai pasticcioni di Futuro e libertà a partire dal leader, suo faro in una vita precedente che risale a qualche settimana fa. Lo stesso smarcamento per l’ideologa (sono parecchi...) del Fli, Sofia Ventura, delusa dalla deriva democristiana degli ex camerati liberisti. Per approdare dove? Non si capisce ancora ma il radar è acceso.
Quante notti insonni anche per l’economista Nicola Rossi, che abbiamo ammirato per l’eroica scelta di dimettersi da senatore del Pd e tornare alle virtù civili («Mi dimetto per recuperare libertà di giudizio»). Sì ma nel giro di qualche ora l’ex consigliere economico di D’Alema quindi veltroniano (nel 2008) si è buttato tra le braccia di Montezemolo, che è in piena campagna acquisti in vista dell’imminente discesa in campo (che potrebbe coincidere con la partenza del suo primo treno Ntv).
Walter Veltroni è l’uomo che a sinistra è stato più di tutti coccolato (per non dire di peggio) e scaricato nel momento della disgrazia dagli intellettuali da riporto. Il suo apice è stato nella campagna elettorale del 2008, quando sembrava potesse anche vincere. Allora filosofi, cantanti e attori si erano manifestati nel loro grande amore per Walter. Per poi dimenticarlo fatalmente solo un anno dopo. Anche Andrea Camilleri lo votò, anche se «malvolentieri», prima di passare nell’ala più dura (genere Palasharp) che al momento è quella più cool per le teste fini (da Eco in giù, tutti benedetti dal tycoon De Benedetti). I furbetti del libriccino hanno fiutato che l’onda giusta per farsi più belli ora è quella del Fatto e delle piazze viola. Almeno per il momento è più carino farsi vedere lì, poi quando cambia il vento vedremo.
I politici hanno trovato dei trasformisti più professionali di loro. Al povero Veltroni è toccato in sorte anche di peggio, tipo vedere Tiberio Timperi leggere accorato l’elenco degli «artisti per Veltroni» in piazza del Popolo a Roma nell’aprile 2008, e poi rivederlo in tv prendere la parola sul palco di Bastia Umbra, alla convention fondativa di Futuro e libertà.
Agli artisti (e agli uomini di lettere) non bisogna chiedere coerenza, ma solo brillanti idee. Sennò sono guai (vedi cosa capita a chi imbarca Barbareschi). Però i partiti hanno sempre la fortissima tentazione di ammantarsi di cultura reclutando qualche tipo di culturame, di solito gli stessi 20-30 intellettuali che pian pianino girano tutte le parrocchie. Così quando Repubblica lancia l’ennesima raccolta firme, accorrono a frotte gli artisti per apporre il loro sigillo democratico. Lo stesso è accaduto nei tempi eroici di Fli, cioè le 4-5 settimane in cui sembrava una cosa seria. Al teatro Franco Parenti di Milano, a ottobre, una pattuglia di intellettuali ha firmato il Manifesto della razza finiana e nell’elenco c’erano, ohibò, ex o post marxisti, filosofi progressisti tipo Giacomo Marramao, Giulio Giorello, registi molto impegnati come Luca Ronconi.
Questo in autunno, ora le foglie sono cadute e anche Fini è pericolante, che pensano? Chissà. Anche la Lega ha i suoi nuovi intellos. Grazie al libro sul Cavour nordista Arrigo Petacco, già socialista craxiano, ha fatto breccia nei duri cuori leghisti, e con lui anche Sabino Acquaviva, sociologo.
E il Pdl? Nessun vero coming out, ma delle effusioni culturali ci sono e da aree molto lontane. La coppia Velardi e Rondolino, che chiede alla sinistra giustizialista di fermarsi, l’ex direttore di Liberazione Sansonetti, anche lui sinistro-scettico. E liberali pro-Cav (anche in versione notturna) come Piero Ostellino. Ah, che fatica fare l’intellettuale.