Da vamp a ragazza ingenua: le giravolte di Ruby davanti alla corte

Tra intercettazioni e interviste Ruby ha dichiarato tutto e il suo contrario. In aula però dovrà dare una versione definitiva

Milano - E adesso, cosa farà Ruby? Promossa ufficialmente al ruolo di «parte offesa» nel decreto che l’altro ieri ha rinviato a giudizio Silvio Berlusconi, la ragazza marocchina che ha dato il via a tuto questo pandemonio si trova davanti ad una scelta non facile. Per la Procura, è lei la vittima del più odioso dei reati attribuiti al presidente del Consiglio: l’utilizzo di una prostituta minorenne. Peccato che lei, Ruby, nei verbali riempiti finora neghi tutto: tanto di essere una prostituta, quanto di essere stata «utilizzata» dal premier. È vero che poi, nelle intercettazioni, o nelle confidenze riferite dalle amiche, sembri dire tutt’altro. E allora, qual è la vera verità di Ruby?
Rispondere è importante per capire cosa farà Ruby da qua al 6 aprile, giorno di inizio del processo al Cavaliere. Si costituirà parte civile, come la Procura la invita a fare, contro l’uomo che nelle intervista all’Ultima parola ha descritto come un benefattore, addirittura «la mia Caritas»? O resterà in disparte, col rischio di dare fiato ai sospetti creati nei pm da certe sue allegre telefonate col padre, «gli abbiamo chiesto cinque milioni di euro in cambio del fatto che io passo per pazza, che ho raccontato solo cazzate, e lui ha accettato»? Che ruolo sceglierà di incarnare, al processo? Quella della Ruby vissuta ed aspra delle intercettazioni, «Noemi è la sua pupilla e io sono il suo culo»? O quella della ragazza inciampata in una favola, «mi ha fatto un favore della Madonna, mi ha aiutato moltissimo, gli sarò grata a vita», come da intervista a Repubblica Tv?
Alla fine, è probabile che Ruby scelga di costituirsi parte civile, per essere presente a pieno titolo in aula: salvo poi, alla fine del processo (chissà quando) chiedere l’assoluzione dell’imputato. Ma ciò non la toglierà comunque dall’impaccio di andarsi a sedere sulla sedia dei testimoni. Quando sarà il momento, chiederà (e avrà diritto di ottenere) che le porte dell’aula vengano chiuse, lasciando fuori telecamere, giornalisti e curiosi. Però poi dovrà rispondere alle domande dei pubblici ministeri, e saranno domande meno accomodanti di quelle che le hanno fatto i giornalisti.
Sul tavolo dell’accusa ci saranno i verbali resi durante le indagini preliminari: in uno di questi, secondo lo stralcio riportato ieri da Repubblica, Ruby direbbe di avere, a un certo punto, avvisato Berlusconi di essere minorenne. Ma neanche in questo verbale muterebbe versione sul punto chiave della storia: il rapporto sessuale, dice, non ci fu. Sul tavolo, i pm avranno però anche le testimonianze e le intercettazioni. Come il racconto del carabiniere Floriano Carrozzo, che la rimorchiò in un bar, e che dice «mi confidò che all’inizio della sua conoscenza con il presidente del Consiglio neanche lui sapeva che era minorenne, dopodiché Ruby lo aveva informato». O il verbale della sua ex amica Caterina Pasquino, quella che poi la denunciò alla Volante: «Ricordo che diceva di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con il quale, a suo dire, è stata spesso a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, il quale le dava molto denaro».
Non è facile, immaginare come se la caverà Karima el Mahroug. Nelle interviste di questi mesi è riuscita a dire una cosa e il suo contrario, da «il Presidente l’ho visto una volta sola» (intervista all’Ultima parola) fino a «l’ho visto altre volte, sono stata ospite per delle cene, a Villa Arcore, a Villa San Martino». Ma i giornalisti, in fondo, sono buoni. In aula invece Ruby avrà davanti due mastini come Ilda Boccassini e Pietro Forno. E c’è da giurare che loro non si lasceranno intenerire dal fatto che per lei, per la legge, di questa storia è solamente una vittima.