"Il vampiro del nostro tempo ha rubato l'anima alla nipote"

Intervista alla professoressa Vera Slepoj, psichiatra: "E' inspiegabile che lo zio abbia violentato Sarah dopo che era morta. Il cuore sostituito dall'istinto predatorio. In lui convivono sesso malato e delirio narcisistico"

Professoressa Vera Slepoj, da psichiatra, che idea si è fatta di Michele Misseri?
«Secondo me è il Nosferatu del nostro tempo».

Un vampiro.
«Che a Sara ha succhiato sangue. E anima».

Una violenza demoniaca.
«Ma spiegabile».

In che modo?
«Questo delitto ha due chiavi di lettura: la prima risiede nella patologia narcisistica di Misseri, la seconda nella sua sessualità malata».

Cominciamo dal delirio narcisistico.
«È quando una persona si sente al centro del mondo e vuole dominarlo anche a costo di distruggerlo».

In questo caso parliamo di un mondo familiare.
«L’unico mondo con il quale Misseri riusciva a rapportarsi».

Con quali sentimenti?
«Violenza, aggressione, fisicità».

Cosa intende per «fisicità».
«L’esatto contrario della moralità»

Cioè?
«Misseri ha sempre lavorato nei campi. Tutto, per lui, passa attraverso le mani. Mani pronte a ghermire».

Un atteggiamento da predatore.
«Predatore, è il termine esatto».

E il cervello?
«La sua è una mente che risponde solo a istinti famelici».

Un lupo pronto ad azzannare.
«E la sua ultima preda è stata Sara».

Perché dice «ultima», secondo lei ce ne sono state altre?
«L’orrore messo in atto da Misseri non può essere un caso isolato».

Magari con dei precedenti che non hanno fortunatamente avuto l’epilogo che ha invece segnato la fine di Sara.
«Probabile. Certo è che, soggetti di questo tipo, disseminano la propria vita di segnali precisi».

Vuole dire che moglie e figlia si erano rese conto del rischio?
«Sì e forse poi l’hanno rimosso. Magari in nome del “quieto vivere“».

Tipico delle realtà di paese.
«Parlerei piuttosto di realtà tribali».

Dove la logica del clan viene prima di tutto.
«Anche a costo di chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie».

Effettivamente Michele ha strangolato la nipote quasi «alla presenza» della figlia e della moglie.
«Una circostanza che rende la dinamica di questo omicidio ancora più inquietante».

Ma, forse, la cosa più angosciante è il particolare della violenza sessuale avvenuta dopo l’assassinio di Sara.
«No guardi, questa è la cosa più normale».

«Normale» stuprare un cadavere?
«Agli occhi dello zio quel corpo senza vita della nipote esercitava ancora un richiamo irresistibile».

Ma come è possibile una simile aberrazione?
«Quell’uomo ha semplicemente realizzato “dopo“ ciò che voleva fare “prima“, ma che la reazione della ragazza ga reso impossibile».

Insomma, lei non vede due fasi distinte.
«No, la fase è unica. Un continuum di eccitazione che comincia con lo strangolamento e si conclude con la profanazione sessuale».

In letteratura medica si parla di necrofilia.
«In questo caso specifico esiste anche una componente necrofila, ma l’elemento dominante resta la violenza nel senso allo stato bruto».

Nessun pentimento da parte dello zio-orco?
«Guardi, la componente del rimorso esiste sempre. Non credo alla cosiddetta “incapacità di intendere e di volere“».

Michele ha pianto tantissimo davanti alle telecamere.
«Anche troppo, per non suscitare sospetti».

E il telefonino bruciato di Sara che proprio lui ha fatto trovare?
«Un mix tra la voglia di depistare le indagini e il tentativo di alleggerire il peso che gravava sulla sua coscienza».

Come se in lui convivessero due diverse personalità.
«È esattamente così. La personalità cattiva in conflitto con quella buona. In Michele Misseri ha prevalso la prima; e quando ha cominciato a fare capolino la seconda, ormai era troppo tardi: Sara era già morta».