Un vampiro con il violino e una noia biblica

Il musicista si agita sul palco, con movimenti improvvisi, inquietanti, luciferini; una cascata di note irrompe sulla platea urlante, eccitata all'inverosimile. Le molte donne presenti sono visibilmente turbate, sbavano e strepitano, divorando con gli occhi il loro idolo… un concerto rock? Marilyn Manson? No… Niccolò Paganini. Uno dei simboli genovesi per eccellenza, riletto da… Nosferatu… alias Klaus Kinski. Già, perché ad interpretare il re del violino è proprio l'eccentrico attore protagonista di «Fitzcarraldo» e «Aguirre furore di Dio». Klaus Günther Nakszynski (1926 - 1991) scrive soggetto e sceneggiatura, dirige e interpreta, riempiendo il film in ogni scena: il titolo internazionale è più onesto, nella sua megalomania: «Kinski - Paganini». L'attore di origini polacche impiega 10 anni per la gestazione del progetto, considerabile alla stregua di un monumentale testamento: è il suo ultimo film (morì due anni dopo). Si disinteressa della cornice storica e riesce persino a non farsi doppiare, ottenendo uno straniante effetto: il suo italiano con accento tedesco ricorda… Ratzinger. «Il sole splende come a Genova, un giorno andremo a Genova insieme», annuncia all'odorato pargolo Achille (interpretato dal figlio Nikolai), amato e venerato in modo sospettosamente sfrenato. Kinski, attore eccellente dalla vita sregolata e carica di eccessi non poteva che essere fatalmente attratto dalle leggende oscure ispirate dal «meno genovese tra i figli di Genova» (Morandini). A partire dall'aspetto diabolico, dalle donne e dall'amore filiale. Si circonda di belle signore isteriche con le quali si accoppia con (pare) gradita brutalità, sfiorando i confini tra stupro e pornografia, mostrando in realtà poco (l'unico amplesso integrale è tra due… cavalli - copiato da «La bestia» di Borowczyk). È un violino che tutti i musicisti invidierebbero per il delirio erotico che suscita (si ode persino un «sviolinami il culo»). Uno spreco di soldi e risorse, vietato ai minori di 18 anni. Il cast, alquanto eterogeneo mischia, sempre per pochi minuti, per non far ombra al protagonista, il grande mimo Marcel Marceau e… Donatella Rettore, Bernard Blier e Tosca D'Acquino, Deborah Caprioglio (accreditata come Debora Kinski) ed Eva Grimaldi (nelle vesti di Maria Anna Elisa Bonaparte!). La curiosità: Dalila Di Lazzaro (la baronessa Von Feuerbach) appare due volte ed in entrambi i casi si accarezza allegramente sotto le gonne: all'inizio, descrivendo gli appetiti suscitatigli da Paganini durante il concerto/sabba e più in là in carrozza osservando i cavalli. Il Kinski regista usa spesso la camera a mano, sgrana la fotografia e abusa di insopportabili rallentatori. Le musiche, con il violino di Salvatore Accardo onnipresente fino a sostituire i dialoghi sono estenuanti. L'ambientazione è quasi tutta in interni; siamo nella prima metà dell'800: la poca Genova che appare fu probabilmente ricostruita in un teatro di posa. Di Paganini Schubert disse: «Ho sentito suonare un angelo». Evidentemente Kinski non cercava la realtà storica ma… uno specchio nel quale riflettersi. Il risultato è… un vampiro col violino. Ed una noia di proporzioni bibliche. Non disponibile attualmente, noleggiabile in videoteche specializzate.
PAGANINI (Ita 1989) di Klaus Kinski con Klaus Kinski, Deborah Caprioglio, Marcel Marceau - 82"