VAN DE SFROOS «I miei non sono concerti, solo raduni tra amici»

Per lui, che canta il dialetto dei laghèe, è l’ennesima rivincita. Davide Van De Sfroos da personaggio di culto - che pesca cascami di poesia nel mare magnum del blues e del country per tuffarle nello spirito del lago di Como - s’è trasformato passo dopo passo in una star internazionale. Col dialetto e il folk nostrano ha conquistato persino l’America («soprattutto New Orleans - sottolinea - una città che mi ricorda Como perché la gente è disponibile, tutti parlano con tutti e nonostante l’uragano hanno uno spirito incredibilmente vitale. Ora capisco perché è la città della musica»); con il nuovo, poetico album Pica! è volato immediatamente nei piani alti della hit parade; con il suo spirito guascone, la satira e la ruvidezza del suo canto (Nnon è importante il belcanto, ma ciò che si trasmette. Pensate a Neil Young e Bob Dylan») domani sera debutta al Datchforum, tutto esaurito e preso d’assalto da più di 11mila persone.
Dunque se l’aspettava un’attesa del genere?
«No, nelle previsioni più rosee pensavo 7mila persone come accadde al Palamazda. Così come non m’aspettavo di entrare direttamente al quarto posto in classifica. Ma visto che è così sono pronto: buttiamoci».
Secondo lei a cosa è dovuto tutto questo successo?
«Sto ancora cercando di capirlo. La mia teoria è che questo più che un concerto è un raduno di amici, un’adunanza, un raduno di persone che vogliono fare festa, un po’ come quelli dei bikers. Potrebbe anche essere che ad un certo tipo di pubblico piaccia un cantautore che lancia messaggi insoliti, trasversali al rock e al pop».
Ma avrà un segreto...
«Aggancio come sempre la tradizione comasca con i suoni popolari che non appartengono alla mia terra ma mi sono familiari da sempre, come il blues, il country e ora il cajun della Louisiana. Poi canto storie vere, cose che accadono dalle mie parti. La ballata del Cimino parla di un contrabbandiere che conosco davvero, così come i minatori di Frontale, che cito in un altro brano, li ho conosciuti personalmente e hanno apprezzato molto il mio pezzo su di loro. Non invento niente, prendo la realtà e la trasformo in parole e musica».
È caricato per il concerto?
«Sia io che la band siamo al massimo. Quando ti capita una cosa così grossa, più di quello che ti aspetti, sei tranquillo; stai fermo e aspetti gli eventi. Ormai s’è creata una grande aspettativa, sono quattro mesi che se ne parla. La gente ha organizzato un sacco di pullmann».
Come pullmann?
«Devo ammettere che il mio ormai non è più un fenomeno locale. Arriveranno un sacco pullman dalla mia zona ma anche da Udine, dall’Emilia, un po’ dappertutto. Così farò un grande show, proporrò il nuovo album e tutti i miei classici, perché alla fine il concerto lo fa la gente. Son loro che vogliono cantare e ballare, e io mi devo adeguare».
Altri progetti?
«Oggi vado a Milano e mi chiudo in albergo in completa solitudine fino allo show. Con tre bimbi per casa e tutto il resto non potrei trovare concentrazione».
Davide Van De Sfroos
Datch Forum di Assago
Domani sera, ore 21