Van Gogh, evoluzione del genio Finalmente arriva al Vittoriano

Una settantina di opere raccontano l'evoluzione del maestro olandese. Ci sono voluti tre anni per realizzarla. La curatrice: "Non dipinse quello che vedeva ma ciò che il suo pubblico voleva vedere". Il ministro Bondi: "E' una mostra imperdibile"

Roma - Inizia oggi al Vittoriano la mostra "Vincent Van Gogh. Campagna senza tempo. Città moderna", che riporta a Roma, dopo 22 anni, l'opera del genio olandese. Saranno 70 i dipinti e i disegni dell'artista esposti fino al 6 febbraio, oltre a una quarantina di tele dei suoi più illustri contemporanei, come Millet, Gaugin, Pissarro e Cezanne. E sono già 70mile le prenotazioni dei gruppi per la mostra, definita "unica che nessuno deve perdere", dal ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che aggiunge: "Offre una prospettiva nuova su Van Gogh".

Una mostra in programma da tre anni Con tre milioni di euro investimento, Alessandro Nicosia, patron di Comunicare Organizzando, che produce le mostre del Vittoriano, lavora alla rassegna da ben tre anni. Del resto, lui stesso ammette: "Van Gogh o lo si fa a questi livelli o è meglio niente. Solo la credibilità del percorso scientifico consente di ottenere i prestiti necessari dai musei. Le opere di Van Gogh non escono più per essere appese come feticci in una mostra". Così il primo passo per portare i capolavori del pittore olandese nella capitale è stato quello di individuare un tema che ricostruisse l’evoluzione espressiva dell’artista. Cornelia Homburg, curatrice della mostra, ha scelto la dicotomia tra il valore eterno della campagna e la modernità della città, che persiste nella poetica di Van Gogh dall’inizio alla fine della sua produzione.

Dall'Olanda ad Arles Come i maestri classici, Van Gogh impara copiando dal vero, con il disegno, lo studio del soggetto, non schizzi, ma opere complete, piccoli capolavori che ritraggono tanto vedute cittadine, quanto campi, paludi, chiese. Bellissimi i gessetti dei covoni o le meravigliose contadine colte nello sforzo di raccogliere il grano (opere strepitose dalla collezione Kroller e dal Van Gogh Museum) e il confronto con Jean-Francois Millet, che Van Gogh chiamava «mon pere». Il disegno evolve poi nel colore, con la pittura bruna e terrosa degli anni olandesi. L’arrivo a Parigi segna un nuovo cambiamento nello stile dell'artista, che si riempie di colori lumunosi e pennellate veloci. Dopo la permanenza ad Arles, poi, il colore diventa addirittura accecante, per virare su toni del verde e del blu dell’ultimo periodo, a cui risalgono la Montagna a Saint-Remy con casolare scuro - per il cui prestito Nicosia è dovuto andare personalmente due volte al Guggenheim Museum di New Yok - le Contadine che zappano in un campo innevato, e i Cipressi con due figure femminili. "Van Gogh ci ha rimesso le mani più volte - ha concluso Nicosia - poi lo ha finito inserendo due figure femminili. Al fratello Theo scrisse che per lui rappresentavano la modernità".

"Non sarà l'ultima mostra a Roma" La curatrice, Cornelia Homburg, stimata a livello internazionale per i suoi studi su Van Gogh, ha evidenziato, inoltre, che la mostra approfondisce due aspetti fondamentali dell’identità artistica del pittore: l’amore per la campagna, vista come un ambiente immutabile, e l’attaccamento alla città, centro del movimento frenetico e della vita moderna. "Egli non dipinse semplicemente quello che vedeva ma ciò che il suo pubblico voleva vedere", ha spiegato. Il sottosegretario ai beni culturali, Francesco Giro, inoltre, ha assicurato che "non sarà l’ultima mostra a Roma, capitale della cultura mondiale", alludendo alle preoccupazioni espresse circa la disposizione contenuta nella manovra economica che vieta alle amministrazioni pubbliche di spendere più del 20 per cento delle cifre impiegate nel 2009 per le mostre e le campagne pubblicitarie, anche in assenza di un problema di risorse.