Vandali condannati ad andare a scuola

I ragazzi, dopo aver saccheggiato la dispensa, hanno usato del formaggio per imbrattare con pesanti insulti lavagna e muri

Baby vandali danneggiano la scuola, ma vengono scoperti e puniti in maniera esemplare, quanto singolare. Sospesi dalle lezioni, sono stati infatti costretti per alcuni giorni a frequentare altre classi dello stesso istituto. E qui ad espiazione della pena, davanti ad altri studenti hanno dovuto eseguire i compiti loro assegnati dai professori. Insomma, didatticamente esposti al pubblico ludibrio.
Nei giorni scorsi a Bollate un gruppo di studenti, che frequenta la terza media, si è reso protagonista di un’incursione notturna nella scuola di via Verdi. Per fortuna i teppisti non hanno emulato i colleghi del Parini di Milano, nel senso che i danni provocati non sono stati eccessivi. Ma hanno pur sempre creato problemi con la loro bravata, della quale qualcuno si è pure vantato il giorno dopo con altri allievi.
Il branco, dopo aver forzato una porta si era introdotto nella scuola, per dirigersi subito nella mensa scolastica, dove si era concesso uno spuntino notturno. Poi, prelevate diverse porzioni di formaggio molle, gli studenti hanno fatto il giro delle aule spalmandolo sulle lavagne e scrivendo insulti ed epiteti irripetibili. Anche nei confronti dei professori. Un’operazione durata diverso tempo, secondo la ricostruzione fatta a posteriori, che si sarebbe avvalsa anche di un «palo»: uno studente rimasto fuori dell’edificio a sorvegliare, pronto a lanciare l’allarme in caso di pericolo.
Il giorno dopo il raid, i ragazzi che frequentano la scuola media si sono presentati come al solito in via Verdi, ma vista l’inagibilità delle aule sono stati rimandati indietro. Poi sono arrivati i carabinieri che hanno avviato una rapida indagine, conclusasi in giornata con l’individuazione del gruppo di vandali, responsabili del danneggiamento. Così il preside, sentiti i professori, ha deciso una punizione che potesse fungere da esempio per tutti gli altri allievi.
I teppisti sono stati convocati a scuola insieme ai genitori, davanti ai quali hanno ammesso le loro colpe, raccontando nei dettagli la loro notte brava; si sono inoltre detti pentiti, ma anche disponibili a pagare il prezzo della loro incoscienza. Pensavano infatti che se la sarebbero cavata con qualche giorno di sospensione, insomma con una vacanza forzata che a qualcuno di loro avrebbe fatto pure comodo.
La sospensione in effetti c’è stata, ma il preside non ha consentito ai teppisti di rimanersene a casa a dormire. Li ha obbligati a presentarsi puntualmente a scuola, impedendo loro però di entrare nelle rispettive aule. Hanno dovuto infatti seguire lezioni in altre classi, dove con molto imbarazzo nei confronti degli altri allievi messi di proposito al corrente della singolare «ospitalità», hanno dovuto svolgere come punizione lavori specifici assegnati da insegnanti e preside.