Vanessa assunse metadone la mattina della sua morte

La ragazza era passata dal Sert di Montesacro Per la difesa va rivalutata l’ipotesi accusatoria mentre secondo i pm la circostanza è ininfluente

C’è una tappa in più in quel percorso che da Fidene doveva portare Vanessa Russo in centro, nella gelateria di via dei Serpenti dove aveva appena trovato lavoro, e che venne interrotto dalla drammatica conclusione del litigio in metropolitana con Doina Matei, che colpì Vanessa all’occhio con un ombrello ferendola a morte. Quel 6 aprile, la 23enne romana era passata dal Sert di Montesacro, per assumere la sua dose di metadone: a causa di problemi di tossicodipendenza, infatti, la ragazza era stata più volte in cura alla comunità di Villa Maraini. Era dunque sotto l’effetto del farmaco quando, nel vagone della metropolitana, cominciò l’alterco con le due giovani prostitute romene, sfociato poi, sulla banchina della fermata Termini, nel colpo fatale inferto dalla Matei. A confermare il dato, sono stati i risultati delle analisi tossicologiche compiute sui prelievi effettuati nel corso dell’autopsia.
Sulla valutazione di questo elemento nel quadro del drammatico episodio, però, non c’è accordo. Secondo Giuseppe De Napoli, l’avvocato della ragazza romena, «se fosse accertata tale circostanza e in particolare che Vanessa aveva assunto metadone, allora sarebbero da valutare le circostanze dell’aggressione e in particolare lo stato emotivo di Vanessa». E dunque per la difesa sarebbe un elemento in più per insistere sulla natura «non dolosa» dell’episodio, mentre la procura insiste sull’ipotesi dell’omicidio volontario, come confermato due giorni fa anche dal tribunale del riesame. «Sia ben chiaro - ha comunque aggiunto il legale di Doina Matei - che le analisi tossicologiche sono state richieste dalla procura».
Il procuratore aggiunto Italo Ormanni e gli inquirenti, in effetti, hanno già acquisito la cartella clinica di Vanessa dal centro di Villa Maraini, ma hanno anche voluto precisare che il nuovo dettaglio non cambia in alcun modo la sostanza delle accuse contenute nel fascicolo dell’inchiesta, e non influenza dunque nemmeno il capo d’imputazione, che vede confermata la presunta volontarietà.
Anche Massimo Barra, il presidente della Croce Rossa Italiana e fondatore di Villa Maraini, pur confermando che il direttore sanitario del centro di recupero è stato interrogato dai pm romani e che Vanessa Russo era stata «più volte» ospite della struttura, ha precisato: «Il fatto che la ragazza assumesse il metadone è del tutto ininfluente in questa brutta storia». Barra, inoltre, ha invitato a «non strumentalizzare» il fatto che Vanessa fosse tossicodipendente.
Nel frattempo Doina potrebbe ricevere una visita dietro le sbarre. Ieri il console generale della Romania a Roma ha chiesto ufficialmente, con una lettera indirizzata allo stesso Ormanni e al pm Sergio Colaiocco, di poter incontrare la sua connazionale in carcere.