Vanessa scatenata non scende più dal podio mondiale

Marco Zucchetti

Vanessa sulla trave sta andando a meraviglia. Il salto iniziale, che le era costato la caduta e la penalità nel concorso generale, è stato perfetto. È da medaglia. Sicura, pulita. Come al solito, il coefficiente di difficoltà delle sue evoluzioni è superiore alla media. Poi, in un passaggio, la testa rimane troppo indietro, il piede scivola. Vanessa cade, sbatte con l'anca contro la maledetta trave («La odio - aveva detto -, in allenamento sbaglio sempre») e dice addio a un'insperata medaglia nella specialità che meno le piace.
Ma non molla. Ha una bolla rossa sulla coscia, là dove ha picchiato contro il legno. Poca cosa per una bambina che non conosce sconforto. Non c'è nemmeno il tempo di aspettare il responso della giuria che Vanessa sta già facendo stretching, pronta per il corpo libero.
Sta tutta in questa determinazione e in questa solidità la maturità di Vanessa Ferrari. Una che tra una settimana compirà sedici anni e che per il compleanno non si è regalata lo scooter, ma tre medaglie iridate. Erano una d'oro ed una di bronzo. Da ieri a queste se n'è aggiunta una terza, ancora di bronzo. Il terzo posto nel corpo libero potrebbe forse lasciare un filo di amaro in bocca, considerando le sue potenzialità. Ma se si pensa che in tre giorni questa ragazzina ha portato a casa tre podi, allora viene solo voglia di coccolarla e di ringraziarla per aver riportato la ginnastica italiana tra le prime del mondo.
La giornata si apre con la trave, appunto. Poche speranze, ma per come si mettono le cose, il risultato a sorpresa ci potrebbe stare. Invece, quella caduta. «Ho commesso un errore banale», si rimprovera Vanessa, immortalata dalle telecamere mentre sottovoce spiega al suo allenatore dove ha sbagliato: «Ero tutta storta», il labiale. Una distrazione fatale. La penalità per la caduta è di 0,80; il punteggio è di 14.675. Senza quello scivolone la prestazione avrebbe potuto valerle il bronzo. Oro comunque all'ucraina Iryna Krasnianska, davanti alla rumena Izbasa (il cui allenatore aveva polemizzato per l'oro a Vanessa nel generale) e alla canadese Hopfner.
Giusto il tempo di ingoiare il dispetto ed ecco aprirsi il rettangolo del corpo libero, dove Vany dà il meglio di sé. Qualificata come seconda, questa specialità le ha permesso giovedì di laurearsi campionessa nel generale e le ha regalato un argento agli Europei di Volos. Sulle note del "Vincerò" della Turandot, la Ferrari unisce doti acrobatiche ad un'interpretazione emozionante. La complessità della coreografia proposta è insidiosa. Vany paga alcune imprecisioni: un atterraggio approssimativo in cui rischia di finire fuori pedana e un triplo avvitamento a spalle troppo basse. «Ero un po' stanca - dice -. Ho mancato un avvitamento che mi è costato un paio di decimi; poi, nella parte artistica, non ho completato la tripla piroetta». Prestazione da 15.450, migliore della prova in qualifica. Ma non basta. Vince la cinese Fei Cheng, disarmante nel far sembrare semplici anche le evoluzioni più ardue, davanti all'americana Bieger. L'oro ha un altro sapore, ma anche il bronzo sa essere dolce: «Meglio della medaglia di legno, no?», il commento di una sedicenne che sa di essersi fatta il regalo più bello.
L'Italia, al termine di questi Mondiali danesi di ginnastica, sa di aver comunque trovato una stellina che ha tutte le carte in regola per affermarsi ai vertici di questo sport e per portare alla nazionale una ricca dote di successi. Di questa edizione mondiale assai deludente per gli atleti al maschile e amara per la mancata qualificazione delle azzurre alla finale a squadre, resterà l'immagine di questa bambina con il suo costume grigiorosso (i colori di Cremona), la sua grazia, l'espressione concentrata e il sorriso smagliante mentre sale, ancora.