Il Vangelo in regalo? Meglio i Promessi Sposi

Da sabato ogni tassista del servizio 8585 potrà offrire ai propri
clienti una copia del testo che racconta la vita di Gesù. Bell’idea, ma
l’opera del Manzoni è preferibile: è un libro cristiano e milanese, e
obbliga il lettore a prendere posizione

L'iniziativa, di per sé, ha la sua origine nella cultura protestante. Negli hotel americani, fino a non molto tempo fa, c'era la Bibbia in ogni camera. Anche diversi hotel europei e italiani li hanno imitati, ma comunque il gesto in sé non è tipico di una cultura cattolica.
Ci sono però almeno un paio di differenze tra questa iniziativa e quella degli alberghi. La prima è che qui i Vangeli li regalano: il cliente del taxi non lo lascia dove l'ha trovato ma, se accetta il regalo, se lo può portare a casa. E questa è già una cosa cattolica: l'idea cioè di un dono.
La seconda, molto più importante, è che qui il Vangelo non si trova in un cestello apposto sul retro del sedile dell'autista. È il tassista stesso che lo offre al cliente. La forza dell'iniziativa sta qui, nel fatto cioè che il tassista dovrà rivolgere una frase al cliente. Tutto, o quasi, dipenderà da quella frase. Ne metto qui qualcuna a caso, tanto per fare un esempio.
«E questo è un omaggio della ditta».
«Ah, dimenticavo. C'è qui un omaggio che la nostra associazione ha pensato di fare...».
«E questo è il resto. E buon Natale» (porgendo il Vangelo insieme con il resto)
«E poi ci sarebbe questo da parte dell'8585».
«Prenda anche questo, lo danno quelli dell'8585. Non mi chieda perché. Buone feste».
«Ma lei se lo ricorda perché si fa Natale? Legga, qui c'è scritto tutto».
«Non solo a Natale le strade di Milano si riempiono di cornuti, ma dopo essermi fatto un fegato così devo darle anche questo...».
Il tassista sarà costretto insomma a comunicare qualcosa al cliente: dovrà accettare di sentirsi risposte del tipo «non ho tempo per queste sciocchezze», e in ogni caso dal modo in cui porgerà il Vangelo si capirà se la cosa ha per lui un senso oppure no. E quale senso. Un Vangelo lo si può regalare anche a un buddista, anzi: anche un buddista può regalare un Vangelo. Ma sarà un altro regalo, perché i regali non si distinguono da quello che c'è dentro il pacchetto (come oggi credono quasi tutti), ma solo da chi ti dà il pacchetto.
Personalmente, trovo che l'idea di offrire il Vangelo sia buona ma non ottima: un filo di protestantesimo resta attaccato, magari non come contenuto, ma come stile, questo sì. E la vita è anche una questione di stile, eccome!
Se poi mi chiedete: «Ma tu che sei un buon cattolico cosa proporresti al posto del Vangelo?», io risponderei che innanzitutto non ho la minima idea di cosa sia un «buon cattolico» e che nulla desidero meno che di essere un «buon cattolico». In secondo luogo, direi che secondo me I promessi sposi sono ancora meglio, e vi spiego perché.
Uno. I promessi sposi sono un libro cristiano e milanese, e questo non è poco. Due. La forza della fede si comunica attraverso un uomo che la incarna: I promessi sposi sono Vangelo incarnato nella concretezza della storia. Tre. I promessi sposi obbligano il lettore a prendere posizione, mentre con i Vangeli possono essere tutti d'accordo, ciascuno li può interpretare come gli pare, come al tempo della Guerra dei Trent'anni, quando tutti dicevano di stare col Papa e intanto si scannavano tra loro.
Per me un regalo vero dev'essere impegnativo per chi lo fa e per chi lo riceve. Ecco perché dico: bene il Vangelo, meglio Manzoni. E invito fin d'ora il mio radiotaxi preferito a pensarci. Mi piacerebbe essere un taxista e porgere I promessi sposi al cliente dicendo: «Prenda questo. Lo so che a scuola gliel'hanno fatto odiare, ma mi creda: non sa quello che si è perso».
Luca Doninelli