Il vangelo del tifo: ecco perché tifare Inter, Milan e Toro

Due volumi tra il faceto più che il serio per lanciare sberleffi agli avversari e assaporare per qualche ora il gusto di veder scritte nero su bianco le carognate che hai sempre sognato di dire al tuo rivale di tifo

Chi va allo stadio lo sa: non ci si siede a caso. E non ci si alza a caso. Ci si siede con i «fratelli» e si esulta in certi momenti. Insomma c'è un piccolo «vangelo» da conoscere prima di guardare una partita. È il manuale del perfetto tifoso che, se è tifoso per davvero, vuol dire che ha fatto una scelta. E di motivi, si spera, ne avrà pur avuti. Ecco, quei motivi, centouno azzardiamo, la Newton Compton li ha messi nero su bianco in tre volumi nei quali si spiega perché si sceglie una squadra. E nella fattispecie perché da piccoli si decide di odiare la Juve (cosa che riesce bene anche da grandi) e tifare per il Toro. Oppure si decide di odiare il Milan e scegliere l'Inter o infine ribaltare le carte in tavola e si preferisce odiare l'Inter e decidersi a passare una vita da casciavit.
Sotto la Madonnina è «guerra» vera, sfottò da competizione. Sempre stato così. Violenza mai, ironia sempre. E quando perdi un derby, apri la porta e trovi il vicino rossonero non vorresti mai uscire. E viceversa. Le idee però sono ben chiare I «101 motivi per odiare il Milan e tifare Inter» (Newton Compton pp. 288, euro 9,90) Dante Sebastio non ha fatto difficoltà a trovarli. Perché lo stadio di San Siro è intestato a un interista e perché il Deportivo La Coruna è la seconda squadra straniera nel cuore di un interista. Perché Pandiani, Luque, Calderon e Fran non se li dimentica nessuno e perché le «fatal Verona» sono state due, perché Zanetti fa rima con Facchetti e soprattutto perché uno come Prisco, i cugini non l'avranno mai. Per lo «sciagurato Egidio» che ha fatto sognare la torcida nerazzurra anni Settanta, perché nei formidabili Sessanta il Liverpool, l'abbiamo rimontato... E si potrebbe continuare.
Tuttavia anche a Milanello hanno buone ragioni per volerne al Biscione e trovare «101 motivi per odiare l'Inter e tifare il Milan» (Newton Compton, pp.240, euro 9,90). Perché Orrico non era Sacchi, perché il cigno era rossonero e la pantegana nerazzurra, per il 5 maggio e per Pancev che arrivò come un cobra e partì come un ramarro. Perché i rossoneri erano convinti che non ci fosse nessuno più antipatico di Mancini ma poi con Mourinho si sono ricreduti, perché nello stemma del Milan c'è quello di Milano. Perché come disse un anonimo poeta, tifare per l'Inter è come volersi dissetare con il prosciutto crudo. Insomma è anche derby di carta, derby editoriale. Forse, un modo per contarsi.
Ma non è tutto. Ci sono anche «101 motivi per odiare la Juve e tifare il Toro» (Newton Compton, pp. 336, euro 9). Franco Ossola, figlio di un mito del grande Torino, li ha messi in pagina facendo le pulci ai cugini bianconeri. E ha il dente avvelenato al punto tale da prendere in adozione anche accidenti capitati ad altri. Si veda in proposito il famoso Juve-Inter del '98 con il mancato rigore ai danni di Ronaldo, largamente evocato a dimostrazione di quel fantastico stile Juve poi culminato a Calciopoli. Tutto qui? Niente affatto perché loro il Fila (che sta per Filadelfia) non sanno neppure cosa sia. Perché il «quarto d'ora» del Grande Torino era un'altra cosa, perché le lacrime di Zaccarelli, perché Puliciclone e i gemelli del gol. Perché soprattutto quando Panini inventò le «figu» i gobbi erano in B... O giocavano con la maglia rosa. La replica juventina? Bah, aspettiamo con calma. I 101 motivi per tifare Juve non sono stati ancora stampati. Forse li stanno cercando...