Vanilla Sky, il punk pop dei californiani d’Italia

Milano contro Roma. È da sempre rivalità a tutto campo. Anche musicale. Per esempio, in ambito emocore, una sorta di variante contemporanea e ultra melodica del punk delle origini mutuata dalla scena nordamericana, molto in voga fra i giovanissimi di casa nostra, il match vede contrapposti, da una parte, i Finley, quattro universitari legnanesi scoperti dal Re Mida della canzonetta italiana Claudio Cecchetto, ospiti dell'ultimo Sanremo, e, dall'altra, i Vanilla Sky, un quartetto della capitale, che vanta già cinque anni di onorata carriera in ambito indipendente, salito alla ribalta, dopo la firma con la major discografica Universal Records, con il singolo Break it out (6come6 nella versione italiana) e con l'azzeccata rilettura in chiave punk di Umbrella, il tormentone dell'estate scorsa di Rihanna, la giovanissima principessa della black music made in Barbados. I due brani sono i pezzi di punta del secondo album dei Vanilla Sky, Changes, sedici canzoni punk-pop che sembrano suonate da un gruppo californiano, dove spicca anche la prestigiosa partecipazione vocale di Mark Hoppus, già leader dei Blink 182, guarda caso uno dei più espliciti riferimenti musicali di Brian (voce e chitarra), Vinx (voce e chitarra), Cisco (basso) e Lupetto (batteria), freschi reduci dall'esibizione al Sxsw Festival di Austin, in Texas.
«Abbiamo scelto di cantare in inglese per poterci proporre come una band internazionale senza nessun limite di comprensione - chiosano i Vanilla Sky (il nome non ha nulla a che vedere con il film di Cameron Crowe con Tom Cruise: è stato scelto per l'idea del cielo al tramonto quando assume i colori tendenti al giallo) -, ma non dimentichiamo che le nostre radici affondano in Italia, così abbiamo registrato anche delle versioni di alcuni pezzi in italiano».
Vanilla Sky
MusicDrome, via Paravia 59
stasera, ore 22
ingresso 12 euro
348-2500926