Vanoni: "Canto con i maschi perché li invidio"

Esce "Più di te", un album di cover in cui l’artista duetta assieme a
Dalla, Morandi, Ron, Bersani e Daniele: "Punto sull’interpretazione. E
poi a volte mi piacerebbe cambiare sesso, come l’Orlando di Virginia
Woolf"

E poi basta vedere come alza lo sguardo quando arriva un fan a salutarla: altera eppure umile, quasi affettuosa. Sorride, stringe la mano, si addolcisce e infine ritorna quello che è, una diva d’altri tempi. Ornella Vanoni è nella sua Brera, in un ristorantino storico a due passi dal terrazzo fiorito di casa sua che vede tutta Milano. E parla lentamente perché ci vuole tempo per scavare in tutto quel po’ po’ di memoria e trovare di volta in volta i ricordi giusti: «Parlare va bene, ma anche ascoltare mi piace. Mi mettevo seduta davanti a Hugo Pratt e pensavo: voglio stare qui ad ascoltarlo per tutta la vita». Il suo nuovo cd si intitola Più di te, arriva un anno dopo Più di me ed è bello uguale, classe purissima. Stavolta lei canta gli uomini, tutti brani maschili e al maschile. E persino i duetti (Dalla, Morandi, Ron, Bersani, Daniele) sono maschili. Unica eccezione: I maschi della Nannini, che canta con lei. Insomma Ornella Vanoni si è reinventata, facendo ciò che a tanti, accidenti, viene così difficile: scendere a patti con il proprio mito e provare a rinascere un’altra volta, umili, sapendo che mettere in conto di poter sbagliare è l’unico modo per fare tutto giusto. Così.

Signora Vanoni, dieci canzoni, cinque duetti: ma il primo pregio del disco è che lei, a 75 anni, ha l’umiltà di un esordiente.
«Ci sono tanti grandi personaggi, ma pochi grandi personaggi umili. Caro mio, conosco tante celebrità presuntuose».

Qualche nome?
«Mai. Ma sono tante».

Perché ha deciso di incidere un disco di cover tutte al maschile?
«Mi viene facile cantare cose da uomini. Biagio Antonacci mi ha detto che la sua Quanto tempo e ancora sembra scritta per me».

Ma la sensibilità è per forza diversa.
«Io sono molto più interprete che cantante. E poi a volte penso che mi piacerebbe cambiare sesso».

Prego?
«Sì, come l’Orlando di Virginia Woolf. E poi decidere che cosa sia meglio: uomo o donna. D’altronde non siamo mai tutto uomo o tutta donna».

Sarà.
«Un mio grande amore mi diceva: noi uomini siamo molto più banali di quello che credete voi».

Oggi la Vanoni è il simbolo di una femminilità in via di estinzione.
«In estinzione è la musica, ahimé. Almeno in Italia è proprio la cenerentola delle arti. Qualche tempo fa un giornale francese ha titolato: “E dio creò Aznavour”. Da noi sarebbe possibile tanto entusiasmo?».

Difficile.
«Si cerca solo lo scandalo. E forse ci sono troppi cantanti e il Paese non assorbe tutta questa quantità».

Qualcuno fa il doppio lavoro. Morandi canta con lei in «Vita» ma conduce anche uno show su Raiuno.
«L’ho visto. E mi ha impressionato quella ragazzina che è con lui».

Alessandra Amoroso. Ha vinto «Amici».
«Preparatissima».

Dicono che i talent show producano solo schifezze.
«Ma va, sono tutti molto preparati. Magari non hanno ancora l’espressività giusta, ma vocalmente sono straordinari. E mostrano subito una sicurezza... Io al debutto ero un cane e Mina ancora peggio».

Comunque ora in «Dune mosse» di Zucchero è superlativa.
«Amo quella canzone, ha una lirica eccezionale e il testo è surreale come piace a me».

Se Zucchero è surreale, Vasco cos’è? Lei canta la sua «Ogni volta».
«Vasco mi piace».

E perché non ha duettato anche con lui?
«Perché lui non duetterebbe neanche con sua mamma».

Per celebrare il disco dell’anno scorso le hanno dedicato una prima serata su Raiuno.
«Anche stavolta Bibi Ballandi ha un progetto ma le idee non sono ancora chiare. Nel frattempo canterò dal primo al quattro dicembre al Blue Note di Milano».

Un evento.
«Ma non ci guadagno quasi nulla. Diciamo che mi pago il cenone di Capodanno comprando le vivande da Peck, in centro a Milano».

La sua Milano.
«In città sta aumentando il grigiore. E mi dispiace che Vittorio Sgarbi non sia più assessore. Lui è un matto, talvolta esagera e diventa vittima di se stesso. Ma un matto a Milano ci stava bene. Sono andata a vedere Sgarbi, l’altro, il suo monologo al Ciak».

Lei rimane mondana, allora.
«Finché mi regge il fisico. Sa che non ho mai fatto lifting? Vitamine e punturine sì, ma lifting mai».

Sicura?
«Merito di mia mamma, bellissima fino all’ultimo. A 80 anni l’hanno seguita due ragazzi in motorino. Quando lei si è girata e hanno visto che il volto non corrispondeva al fisico ancora bello, le hanno detto: “Traditrice”».