Vanzina: "Il Belpaese non cambia la commedia purtroppo sì"

Dal regista un romanzo-diario dedicato al nostro cinema. "Prima su 40 film 'all’italiana' tre erano buoni. Ora si vive di marketing e capolavori annunciati"

Milano - C’è una piccola bugia sulla copertina dell’ultimo libro di Enrico Vanzina fu Steno. È la dicitura: romanzo. C’è una piccola verità sulla copertina dell’ultimo libro di Enrico Vanzina fu Steno. È il titolo: Commedia all’italiana. Già a prima vista si capisce che quelle parole litigano fra loro. E infatti basta sfogliare le pagine, per accorgersi che è un diario; a leggerle, poi, si riascolta l’eco suggestiva di voci lontane... sempre presenti. Quelle dei monumenti del cinema italiano: Totò, Peppino, Gassman, Risi, Monicelli, De Sica e via elencando, ma soprattutto lui, papà Stefano, in arte Steno. Quello che ai piccoli Enrico e Carlo raccontava il mondo attraverso gli occhi di Sognolino, un fumetto disegnato su misura per loro su un quaderno volante da quel regista-sceneggiatore-genio che attraverso le insospettabili avventure di un personaggio fantastico spiegava le stranezze terrene a due bambini che oggi, con un velo di nostalgia, avranno mostrato a figli e nipoti quel cimelio della fanciullezza. Tra cinema e letteratura Vanzina sguazza con agile disinvoltura e il libro che ne esce (Commedia all’italiana. Ritratto di un Paese che non cambia, Newton Compton, pp. 320, euro 9,90)... è un film che, con raro garbo, rievoca, tra stacchi, raccordi e flashback, gli ultimi otto anni della nostra vita.

«La buona commedia all’italiana, dal '46 a oggi è quella che ha raccontato meglio il Paese. Se volessimo capire bene cosa è successo in Italia, i film di Monicelli, Germi o Scola ci aiuterebbero più dei romanzi e del teatro. Io, nato in una famiglia che ha respirato la commedia, me ne sono appropriato e al lettore dico: questo è un ritratto dello Stivale visto con gli occhi della commedia».

Eppure tra ieri e oggi non c’è solo il bianco e nero di certi film...
«Quella di ieri amava i suoi personaggi, l’atteggiamento dei vari Risi, Age e Scarpelli, papà, era di grande simpatia verso i loro protagonisti anche quando erano negativi e ricchi di difetti. Oggi è diventata più ideologica: i buoni sono i buoni, i cattivi sono i cattivi. È una commedia a tesi, insomma».

E Virzì lo dimostra.
«Lui sa raccontare l’amaro e il buffo con grande sapienza, ma Tutta la vita davanti ha tesi ben precise. Oggi poi l’ideologia prende il sopravvento e questa ideologia, ahimè, spesso è di sinistra».

Però la commedia all’italiana continua a essere vista con distacco.
«È un genere d’élite ma la critica, prendendo un abbaglio epocale, l’ha sempre sottovalutata. Così pochi autori le si sono avvicinati e, tra i loro rari film, rarissimi sono quelli venuti bene. Ieri se ne facevano 40 l’anno e almeno tre erano buonissimi. Oggi se ne fanno solo tre...».

Per questo voi insistete nella tradizione di famiglia.
«Non c’è più uno sguardo sull’Italia in chiave di commedia. È un peccato. Viviamo in un cinema di capolavori annunciati: a seconda degli attori che scegli e dei temi che tocchi, c’è già l’etichetta prima che esca».

È una forma di marketing.
«L’unica strategia di mercato è allargare la stagione: riguarda tutto il cinema italiano. Bisogna dire addio all’Italia che chiude l’1 giugno e riapre il 10 settembre. E così dopo aver inventato il cine-panettone, ora inauguriamo il cine-ombrellone».

Con il titolo che fa il verso a una vecchia canzone...
«Un’estate al mare è un omaggio a Dino Risi che, da quando è mancato papà, è stato la mia sponda affettiva adulta, come ho scritto nel libro. È un film a sketch, come sarebbe piaciuto a lui, uscirà tra qualche settimana ed è l’Italia di oggi: personaggi un po' cinici, talvolta scorretti, in vacanza in 7-8 luoghi emblematici di casa nostra. Piccoli racconti di un quarto d’ora ognuno, carini, divertenti e spiritosi. Una via di mezzo tra I mostri e l’ombrellone, insomma».

E un cast di fuoriclasse.
«Abbiamo attori importanti, a loro agio per dare il meglio. Negli episodi ci vuole il mattatore: Tognazzi, Gassman. E questo è l’altro problema della commedia all’italiana: i migliori sono stati promossi da attori a registi, a sceneggiatori, al posto di uno stuolo di specialisti, fuoriclasse anche loro. Così, dovendo passare dalla recitazione alla regia, alla scrittura questi personaggi finiscono per fare film egocentrici, visti con i loro occhi, raccontando loro stessi attraverso lunghi monologhi».

E oggi chi sono i Tognazzi, i Gassman?
«Proietti è il più bravo, ma lavora poco al cinema. Però stavolta è con noi nell’Estate al mare. Verdone è fuori categoria perché è il migliore di tutti: ha uno sguardo da imitatore che fa diventare la commedia più umana che sociale.

E Benigni?
«Un virtuoso a livello mondiale, capace di passare dal basso all’altissimo... dall’inferno al paradiso».

Tra le nuove leve?
«Forse Elio Germano. Non ha ancora trovato la sua chiave, ma potrebbe diventare un ottimo attore di genere».

Christian De Sica? Cominciò con voi...
«Migliora con l’età. Ha una tecnica sublime e sta addolcendo il cinismo del suo personaggio. Sta per uscire il lato di Vittorio che c’è in lui: diventerà strepitoso».