Varato il nuovo codice antiviolenza Sanzioni per radio e tv "distratte"

È stato firmato, dagli operatori del settore, il codice
di autoregolamentazione dell’informazione sportiva, che sancisce la
disponibilità dei media a combattere la violenza. Precise indicazioni verso i conduttori radio e tv

Ieri mattina un altro passo avanti è stato fatto in direzione della difficile lotta alla violenza negli stadi. È stato infatti firmato, da tutti gli operatori del settore, il Codice di Autoregolamentazione dell’Informazione Sportiva, che sancisce la disponibilità dei media a combattere tutti i fenomeni di violenza nello sport. Il documento, sottoscritto nella sede del ministero delle Comunicazioni, è stato presentato dal titolare del dicastero Paolo Gentiloni e dal ministro dello Sport Giovanna Melandri, alla presenza di tutte le associazioni degli editori radiotelevisivi. Per Gentiloni «il documento non mette in dubbio la libertà d’informazione e il diritto di cronaca». Si tratta solo di un’ulteriore risposta all’emergenza nata dopo i tragici fatti di Catania, durante i quali perse la vita l’ispettore Raciti. Per la Melandri «è la prova tangibile dello sforzo condiviso nel mondo dello sport contro i fenomeni di violenza. Nessuno qui vuole frustrare la passione sportiva».

Il documento, che risponde a richieste avanzate anche dall’Unione Europea, prevede una serie di indicazioni soprattutto nei confronti della conduzione radiofonica e televisiva. In base al codice, che si sviluppa in sei articoli, durante le trasmissioni si dovrà evitare ogni forma di incitazione o di legittimazione dei comportamenti contrari alla legge. Sarà necessario rispettare la dignità delle persone, evitare espressioni minacciose o ingiuriose nei confronti di atleti, squadre, tifosi avversari, arbitri, giornalisti, forze dell’ordine, etnie e religioni. Nel caso in cui il codice venga violato tocca al conduttore ristabilire l’ordine: questi dovrà infatti dissociare con «immediatezza» l’emittente o il fornitore dei contenuti dall’accaduto e ricorrere, se necessario, anche alla sospensione della trasmissione.

La parte più interessante riguarda comunque l’applicazione delle sanzioni, che sono già previste dal Testo Unico della Radiotelevisione: le emittenti nazionali rischieranno da 25 a 350mila euro di multa e nei casi più gravi anche la sospensione dell’autorizzazione a trasmettere dai 3 ai 30 giorni. Anche per le emittenti locali sono previste pene pecuniarie che vanno dai 5 ai 70mila euro e la fine dei contributi statali se non aderiranno al codice. Il testo, che verrà sottoposto al parere delle commissioni parlamentari, ha riscosso ampi consensi da tutte le maggiori emittenti. «Mediaset ha firmato il codice con il senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto la sua attività» ha dichiarato il Consigliere di Amministrazione Gina Nieri. Che ha aggiunto «riteniamo che il codice sia uno strumento utile, se rispettato da tutti gli operatori. Del resto i contenuti del codice sono già parte integrante della linea editoriale e dei comportamenti delle reti Mediaset». Anche Sky, attraverso il Direttore della Comunicazione Tullio Camiglieri, ha salutato con piacere la firma del codice di autoregolamentazione. In fine, per Filippo Rebecchini, presidente della Federazione Radio Televisioni, «le emittenti radiofoniche hanno dimostrato ancora una volta sensibilità e responsabilità su una tematica di grande impatto sociale».