Varato piano di sicurezza

«Pronti a sopportare il sangue e a infliggere torture. Solo le persone sane possono arruolarsi»

Gaia Cesare

Avere una personalità capace di affrontare traumi psicologici, «pronta a sopportare scene di sangue, uccisioni, arresti e perfino l’eventualità - se necessario - di uccidere i compagni di battaglia». Essere consapevoli che «i governi islamici non sono mai stati fondati - e mai lo saranno - con metodi pacifici».
Sorgeranno come sempre «con la penna e con le armi, con la parola e con i proiettili, con la lingua e con i denti». Ma soprattutto essere musulmani. Perché «come può un non credente, uno dei seguaci di una religione rivelata (un cristiano o un ebreo) proteggere l’Islam e gli islamici e difendere i loro obiettivi e i loro segreti?». Il profilo del perfetto terrorista è tutto qui, in 28 pagine impregnate di fondamentalismo, odio per l’Occidente e sogno di un mondo capovolto, con l’Islam che la fa da padrone. Un ritratto ricco di istruzioni e precetti - pubblicato sul sito del Dipartimento della giustizia americano - che ha già scatenato una bagarre. Ritrovato dalla Metropolitan police di Manchester tra i file contenuti nel computer di un’abitazione passata al setaccio dagli agenti inglesi, il manuale di Al Qaida educa i propri seguaci alla Jihad che abbiamo già visto materializzarsi a New York, Riad, Bali, Londra e da ultimo a Sharm el Sheikh. La sua pubblicazione ha infastidito i britannici appena colpiti dai kamikaze islamici. «Spero che gli americani ritrovino il senno e tolgano il manuale immediatamente», ha commentato Richard Barnes, portavoce dei conservatori.
Ma il suo appello rischia di essere già datato: il vademecum del terrorista è in bella vista su Internet, accessibile a chiunque, compreso chi della «guerra santa» intende fare la propria ragione di vita. Washington precisa che «ne ha reso pubblica solo una parte, non volendo dare un aiuto a istruire o incoraggiare ulteriori azioni di terrorismo».
Lo stile e il contenuto del testo sono di una precisione agghiacciante. Seppure Bin Laden e i suoi seguaci ci hanno abituato ai loro proclami deliranti, non finisce di stupire l’accuratezza maniacale con la quale - nei minimi dettagli - vengono impartite lezioni di comportamento, di cautela, di forza interiore e persino rudimenti di economia.
L’ODIO PER L’OCCIDENTE.
«I nostri martiri sono stati uccisi, le nostre donne sono vedove, i nostri figli sono orfani, ai nostri uomini hanno tagliato le mani, grandi atrocità sono state inflitte agli innocenti». L’introduzione al manuale vero e proprio segue lo stile tipico di Al Qaida: muove l’orgoglio - o meglio l’odio - dei suoi adepti. E cita perfino i club élitari occidentali, Lions e Rotary club, e le logge massoniche fra i nemici acerrimi dei musulmani.
DIVENTARE «SOLDATO» DELL’ISLAM.
Sette gli strumenti indispensabili, fra cui documenti falsi, appartamenti in luoghi nascosti, mezzi di comunicazione e di trasporto. Tutti elementi utili per raggiungere l’obiettivo centrale: rovesciare i «regimi senza Dio» per instaurare «il regime islamico», «uccidendo turisti stranieri», «facendo saltare in aria i luoghi del divertimento, dell’immoralità e del peccato, le ambasciate e i ponti» e «istigando con parole e messaggi scritti contro il nemico».
I REQUISITI PSICOFISICI. Maturità, spirito di sacrificio, predisposizione all’obbedienza. Sono alcune delle qualità che deve possedere l’aspirante terrorista, compresa la capacità di saper tenere i segreti. Con un’unica eccezione: «Solo chi è sano può entrare nell’organizzazione militare». Come in un vero e proprio esercito, insomma, non c’è spazio per i volenterosi poco prestanti. La guerra è guerra e a combatterla devono essere i migliori.
FALSA IDENTITÀ.
Regola d’oro: contraffare i documenti d’identità e fare in modo che i «capi» ne abbiano più di uno a disposizione, intercambiabile. Il consiglio è di fare in modo che contengano foto senza barba, con la richiesta esplicita di eliminarla in vista della «missione». E poi evitare che venga aggiunto il nome della consorte all’interno. Il reale possessore del documento deve sapere che per riaverlo dovrà negoziare: dare informazioni in cambio del passaporto. Una buona merce di scambio.
LA SCELTA DEL «COVO».
Luoghi nascosti o basi nei pressi di montagne difficili da raggiungere saranno utili solo in una fase avanzata. Meglio mimetizzarsi in appartamenti comuni, ma scelti «attentamente» e preferibilmente al pian terreno, per facilitare le fughe. L’affitto va trattato da un «fratello» che non abbia evidenti caratteristiche fisiche che tradiscano la sua origine e la sua appartenenza religiosa. All’interno devono ovviamente esserci luoghi sicuri per nascondere documenti, registrazioni, video e armi. Accesso negato a chiunque non faccia parte dell’organizzazione, ma concesso a chi abbia un’identità tranquillizzante per le forze dell’ordine: studenti, impiegati e lavoratori in genere. Con l’ordine tassativo di tenersi lontani da edifici governativi o stazioni di polizia. Meglio se in aree di nuova costruzione, dove gli inquilini non si conoscono fra loro. Accordarsi sull’accesso: usare per esempio codici speciali per bussare alla porta. Oppure esporre segnali che indichino il via libera all’ingresso: tende aperte, tovaglie esposte ai balconi. E sempre parlare a bassa voce.
RISPARMIARE PER LA CAUSA.
Tra le regole economiche, c’è da rispettare un principio base: i fondi vanno divisi in due parti. La prima deve essere investita per garantire un ritorno economico all’organizzazione, la seconda va invece risparmiata e semmai utilizzata nelle operazioni utili alla Jihad. Mai riferire agli altri membri semplici dell’organizzazione dove si trova il denaro.
Infine l’ultima cautela: mai usare i cellulari e sempre chiamare da cabine telefoniche, cercando di modificare accento e timbro della voce.
Rispettate queste regole, il terrorista può considerarsi un perfetto membro di Al Qaida. Purché sia pronto anche a usare la tortura per estorcere informazioni al nemico.