Varese grida al golpe, Radio Padania zittisce la base

Il giorno dopo, la prima telefonata a «Che aria tira» dice che tira brutta aria, da The day after, la devastazione dopo la bomba atomica. L’ascoltatore di Radio Padania Libera chiama da Varese, ma guarda un po’. Dice che dopo il congresso della discordia resterà leghista, ed è già qualcosa vista la rabbia che s’è vista ieri sul web, ma giura che «prima di votare ci penserò, e non accetterò mai più candidati imposti». Il conduttore Roberto Ortelli dice che lì si apre e lì si chiude l’amaro sfogo della base, «non per coprire alcunché, ma perché a noi qui interessano le idee, non le beghe di condominio».
A chi sospetta direttive dall’alto, più tardi risponde un indispettito direttore della radio, Giulio Cainarca, che al Giornale spiega: «Non so se ci siano state direttive, so però che se la base è arrabbiata non tocca a noi giornalisti metterci la faccia, ma ai politici». Aggiunge, Cainarca, che sarebbe anche il caso che li affrontassero i problemi, lorsignori politici, perché «il non affrontarli s’è visto a Varese dove ha portato, ma questa è un’altra storia». E l’altra storia, bisogna fare di nuovo un salto a Varese per raccontarla.
La base è furente, a dirla tutta c’è quello striscione spuntato nottetempo davanti alla sede provinciale di via Magenta: «Canton segretario di chi? Di nessuno!». I colonnelli sono allibiti. Ti spiegano che quando, a porte chiuse, i delegati gridavano «Vo-to! Vo-to!» in realtà non volevano contestare Umberto Bossi, ma avere l’occasione per fargli capire che «è mal consigliato dai vari Reguzzoni e dal cerchio magico». Perché è vero che è stato il Senatùr a imporre il nome di Maurilio Canton, sindaco di Cadrezzate privo di seguito da queste parti. «Ma il capo ha informazioni sbagliate, infatti ha fatto discorsi assolutamente avulsi dalla realtà varesina». Quindi, i delegati avrebbero voluto scrivere «Bossi» sulla scheda, per annullarla e al contempo dire al capo: siamo con te, ma liberati dei cattivi consiglieri. Invece c’è stato quello che in molti descrivono come un golpe: «Hanno fatto strame del regolamento, ma senza regole democratiche non c’è più il movimento».
È successo che per vietare il voto, il congresso di Varese abbia fatto carta straccia della deliberazione che il Consiglio federale aveva varato solo l’8 marzo scorso, secondo la quale, testuale: «In occasione di congressi o assemblee a qualsiasi livello, anche in presenza di un solo candidato alla carica di segretario, dovrà essere obbligatorio il voto segreto». Obbligatorio, il voto, eppure. Di più, il documento firmato dal segretario organizzativo federale Gianfranco Salmoiraghi avvertiva che «il candidato sarà considerato validamente eletto solo nel caso in cui otterrà il 50% più uno dei voti validamente espressi». La cosa che più fa inviperire è che quella deliberazione era stata presa proprio su pressione del cerchio magico perché, spiegano colonnelli anonimi: «Non riuscendo a imporre loro candidati, volevano contrastare quelli dell’area maroniana col voto segreto». E adesso? Se il direttivo si dimettesse, a rigor di statuto decadrebbe anche il segretario. «Ma visto come lo usano, il regolamento, alla fine Canton governerebbe da solo». C’è poco da fare, allora: «Questo tradimento non scorrerà come acqua sul marmo. Ma per ora aspettiamo di vedere se, preso il castello, riescono a governare il borgo». Resistendo alle «purghe» che sono già partite, con il commissariamento proprio ieri delle prime sezioni dissidenti.
Ieri, zittita alla radio la «base» s’è riversata sulla pagina Facebook «Radio Padania Libera», che pure non è la pagina ufficiale, precisa Cainarca. «Sento puzza di Soviet» scrive Peppe Patavini. «I congressi a candidato unico li facevano gli odiati comunisti» si accoda Felice Riveris. «Anche Angelino è stato eletto per acclamazione, B&B forever» mette pepe Paolo Domizioli giocando sulle iniziali di Bossi e Berlusconi. Sconforto e rabbia anche su padania.org, che raccoglie i malumori di chi non trova spazi sui siti ufficiali: «Che tristezza veder la Lega gestita da un padrone che pensa al cadreghino» scrive Fabrizio. Impietoso faberberger: «Bossi si ritiri col Trota e la combriccola di magna-magna che s’è creata attorno a lui! La Lega sta diventando scandalosa e non se ne accorgono (o forse lo sanno ma fa troppo comodo stare spaparazzati a Roma alle spalle di noi coglioni che li votiamo)». Domani è un altro giorno.