A Varese è "Maroni day""Cacciare chi non mi vuole"E sale sul palco con Bossi

L'ex ministro degli Interni chiede di rinnovare la classe dirigente. A Varese è "Maroni day", sul palco Bobo sale con il Senatùr e Calderoli. Il leader del Carroccio promette i congressi. Reguzzoni: "Ho già rimesso il mio mandato a Bossi". E i leghisti non partecipano al voto di conferma della nomina a senatore a vita di Monti

A Varese è "Maroni day", il comizio organizzato dalla sezione locale del partito dopo il veto di Umberto Bossi ai comizi dell'ex ministro degli Interni. Una telefonata riappacificatoria aveva siglato una tregua tra le due componenti del Carroccio, ma da giorni la tensione è rimasta alta, tanto che in molti ora chiedono una riorganizzazione. Anche il sindaco di Verona, Flavio Tosi, chiede di togliere di mezzo ogni screzio con i congressi, l'unico modo per stabilire la linea politica del partito: "quello che decidono i militanti è legge".

Ma la pace sembra raggiunta e il "cerchio magico" ricostituito. Questa sera, in un Teatro Apollonio esaurito, Maroni è salito sul palco con Bossi e Roberto Calderoli. Dalla platea composta da 1200 persone, un'ovazione per i tre. Gli applausi si sono ripetuti quando il sindaco di Varese, Attilio Fontana, ha chiesto i congressi di partito: "Una dimostrazione di democrazia la dovremo dare nei congressi. Un dirigente della lega (Marco Reguzzoni, ndr) ha detto una cosa che non condivido e cioè che bisogna andare ai congressi per stabilire chi è con Bossi e chi no: è sbagliato, noi siamo tutti con Bossi".

Il primo dei leader a prendere la parola è stato Calderoli che si è scagliato contro Monti: "È più razzista di me. Si è messo nel mirino la Padania e ha deciso di farci fuori. Aumenta Irpef, Iva, Ici. Guarda casa tutto quello che si paga qua. Perché in altri punti d’Italia le tasse non si pagano".

Subito dopo è il turno dell'ex ministro che si chiede se "qualcuno vuole che io sia cacciato dalla Lega": "Io credo che questo qualcuno debba essere cacciato dalla Lega. Non è nel mio stile quello di alzare la voce. Sono uno che usa sempre toni moderati. Ma questa cosa mi ha fatto davvero incazzare". Davanti a 1200 persone che lo sostengono, Maroni si è sfogato: "Io sono un pò stufo di subire processi sommari quotidianamente. La presenza qui di Umberto Bossi è la dimostrazione che questa cosa brutta nei miei confronti non è venuta da lui ma da qualcun altro. Umberto per me è più di un fratello maggiore".

Il Senatùr, dal canto suo, promette: "Domenica dopo la manifestazione di Milano ci sarà un consiglio federale e parleremo anche di questo: sarà presto". Sul veto, Bossi ha detto: "Io Roberto Maroni lo conosco da tantissimo. Molti dicono, fanno... Ma non è facile, io non mi faccio convincere facilmente da nessuno. A volte sbaglio, ma so distinguere il giusto dall’ingiusto. Nella Lega c’è chi parla troppo, e chi parla troppo finisce per parlare male". Sulla situazione politica, il Senatùr ha detto: "Sono un po' preoccupato, in Commissione stavano cercando di cambiare la legge elettorale: dobbiamo stare molto attenti, perchè fanno accordi Pd-Pdl e noi non andiamo più a Roma".

Lo stesso Maroni, in un'intervista a Panorama, sostiene di non essere interessato a "posizioni di potere": "Ne ho avute anche troppe. Poi aggiunge: "Io non sono Bruto, non accoltellerò mai Bossi. A lui sono legato da una profonda amicizia. Ma ormai molti vedono in me un simbolo per riportare la Lega al suo progetto originario. Credo sia davvero arrivata l’ora di aprire una stagione di congressi per rinnovare la classe dirigente. Ci vogliono tutti quarantenni, capaci di far superare le difficoltà"

Resta da sciogliere anche il nodo Marco Reguzzoni, capogruppo leghista alla Camera. I maroniani non lo vogliono e lo accusano di alimentare le litigiosità all'interno del partito. Il deputato oggi ha ricordato di aver "rimesso il mio mandato nelle mani di Bossi ben prima di Natale. È il segretario federale della Lega che deve decidere e qualsiasi decisione per me sarà comunque giusta".

Intanto continuano le azioni dimostrative del Carroccio contro il governo. Oggi i membri leghisti della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato non ha partecipato al voto di verifica dei titoli di nomina a senatore a vita di Mario Monti. "Con questo gesto vogliamo dimostrare che non condividiamo la scelta squisitamente politica del Presidente Napolitano di nominare senatore a vita Mont. Tale nomina non fu motivata da precisi titoli e meriti, così come prevede la Costituzione, ma fu strumentale a cambiare il corso politico del Paese, di fatto modificando con un colpo di mano la volontà popolare espressa dal voto democratico".