Varese, è morto l’ultimo veterano della Marcia su Roma: aveva 105 anni

Alle ultime elezioni si era candidato per la Fiamma tricolore a Tradate. “Una grande soddisfazione, a 103 anni ho battuto i comunisti&quot;<br />

E’ morto Vasco Bruttomesso, l’ultimo veterano della Marcia su Roma a cui il 28 ottobre del 1922 partecipò diciannovenne (“Tornai su un Fiat 18 BL della Disperata di Tavolini”). Aveva dovuto aspettare i 103 anni per battere i comunisti. Nel maggio 2007 quando, candidato per la Fiamma tricolore al Comune di Tradate (Varese) aveva preso 5 preferenze, sette in meno del capolista Fernando Corrias, “ma con la soddisfazione d’essere arrivato all’1,93 per cento, contro l’1,60 dei Comunisti italiani”.

L’ultimo compleanno Lo scorso 14 dicembre quando, per festeggiare i 105 anni, aveva voluto indossare una felpa con la scritta Dux. “Mussolini era una persona onesta – ripeteva – E questa è la cosa più importante. Ha fatto le bonifiche, ha dato le case al popolo, ha costruito Sabaudia, Littoria, il ponte che collega Venezia alla terraferma. Sbagli? Qualcosa avrà sbagliato… Non so”. Le leggi razziali? “Le ha subite per non irritare Hitler”.


La casa del Fascio
L’avventura di Bruttomesso comincia a 18 anni quando ad Annone Veneto, il suo Paese natale, fonda la casa del Fascio “insieme con Nico Fratina, che era figlio del medico condotto”. Primo universitario a partire da Firenze, dove studiava ingegneria per la marcia sui Roma, ha mostrato fino all’ultimo l’attestato “con la firma di Mussolini e dei quadrunviri”.

Sindaco gratis Sergente degli alpini, passato dalla Milizia volontaria per la sicurezza nazionale alla Repubblica sociale italiana, ha scalato il Monte Bianco e fino a 97 anni ha corso la Prenimega, maratona di 42 chilometri fra le province di Varese e Como. Nel dopoguerra è stato sindaco di Carbonate per tre legislature, candidato come indipendente nelle liste della Dc pur senza mai rinnegare il suo credo fascista. “Ho fatto le scuole – raccontava – il municipio, la rete fognaria. Quanto guadagnavo da sindaco? Neppure un caffè. Anzi, ci ho rimesso”.


Leggi l'intervista di Stefano Lorenzetto

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