Varsavia, si dimette l'arcivescovo "spia"

Stanislaw Wielgus, l’arcivescovo nominato lo scorso 6 dicembre quale successore del cardinale Josef Glemp, ha letto uno scarno comunicato per annunciare di aver "deciso di rimettere l’incarico nelle mani del Signore". Proseguono le polemiche

Doveva essere un giorno di festa, l’inizio solenne del suo episcopato a Varsavia. Invece la cerimonia di ieri mattina nella cattedrale della capitale polacca, per Stanislaw Wielgus, il prelato accusato di essere un informatore dei servizi segreti del regime comunista, si è trasformata in un mesto addio: con le lacrime agli occhi, l’arcivescovo nominato lo scorso 6 dicembre quale successore del cardinale Josef Glemp, ha letto uno scarno comunicato per annunciare di aver «deciso di rimettere l’incarico nelle mani del Signore» dopo Stanislaw Wielgus, l’arcivescovo nominato lo scorso 6 dicembre quale successore del cardinale Josef Glemp, ha letto uno scarno comunicato per annunciare di aver "deciso di rimettere l’incarico nelle mani del Signore". Proseguono le polemiche in Poloniana profonda riflessione e la considerazione della mia situazione personale». L’annuncio del prelato, che era affiancato dallo stesso Glemp e dal cardinale di Cracovia Stanislaw Dziwisz, è stato accolto con qualche grido di protesta da parte di alcuni fedeli, che gli hanno chiesto: «Resta con noi!». Mezz’ora prima della cerimonia, erano state la nunziatura apostolica in Polonia e la Sala Stampa della Santa Sede a comunicare che Wielgus «nel giorno in cui era previsto l’ingresso nella basilica cattedrale, per dare inizio al suo ministero pastorale nella Chiesa di Varsavia, ha rassegnato a Benedetto XVI le dimissioni dall’ufficio canonico». La rinuncia è avvenuta a norma del canone che invita «vivamente» a ritirarsi il vescovo che «per infermità o altra grave causa» risulti «meno idoneo» all’ufficio. Dimissioni che Ratzinger ha prontamente accettato, nominando il cardinale Glemp quale amministratore apostolico «fino a nuovo provvedimento ». Wielgus, che aveva preso possesso della diocesi venerdì scorso, è rimasto dunque arcivescovo di Varsavia appena tre giorni. Come si ricorderà, nelle scorse settimane, dopo le prime voci che parlavano della collaborazione del prelato con la polizia politica, il Vaticano era intervenuto difendendolo, e affermando che il Papa aveva piena fiducia in lui. Nuovi documenti hanno però provato che non si è trattato di contatti occasionali, ma di un impegno preso per iscritto. Wielgus, che in un primomomento aveva minimizzato la cosa, alla vigilia della presa di possesso aveva però scritto una lettera – letta nelle parrocchie della diocesi di Varsavia – nella quale faceva delle ammissioni e chiedeva perdono: «Fui sottoposto a minacce, firmai nel 1978 un impegno a collaborare. Arrecai danno allora alla Chiesa, e le ho arrecato danni giorni fa, quando mi sono sforzato di smentire le accuse. Non voglio giustificarmi, so che non avrei dovuto avere alcuna relazione con i servizi segreti del regime comunista in Polonia. Mi dispiace molto di aver intrapreso i viaggi fuori dalla Polonia, i quali erano il motivo di questi contatti... rispetterò ogni decisione del Santo Padre». L’arcivescovo aveva però precisato di «non aver mai compiuto nessuna missione di spionaggio e di non aver mai fatto del male a nessuno con parole o con atti». L’impegno sottoscritto per poter ottenere il passaporto e trascorrere un periodo di studio a Monaco di Baviera, insomma, non si sarebbe trasformato in attività di spionaggio vera e propria. Va ricordato che il sessantasettenne Wielgus, docente e poi rettore dell’università cattolica di Lublino, fino al 1998 è sempre rimasto all’interno dell’ambiente accademico e solo otto anni fa era diventato vescovo della piccola diocesi di Plock. La sua decisione di ritirarsi, certamente sollecitata da Roma, chiude dunque il caso ma lascia aperte molte domande sul lavoro della nunziatura apostolica che ha redatto l’inchiesta sul candidato alla diocesi più importante della Polonia, come pure sulla possibilità che in questi giorni si siano consumate vendette trasversali. Di certo, come ha sottolineato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ai microfoni della Radio vaticana, quella di ieri «è apparsa come una soluzione adeguata per far fronte alla situazione di disorientamento venutasi a creare» in Polonia. Lombardihaammesso che il comportamento di Wielgus negli «anni del regime comunista ha compromesso gravemente la sua autorevolezza, anche presso i fedeli», nonostante la sua umile richiesta di perdono, ma ha anche notato che in Polonia si sta verificando contro la Chiesa una «strana alleanza fra i persecutori di un tempo ed altri suoi avversari» e «una vendetta da parte di chi, nel passato, l’aveva perseguitata ed è stato sconfitto dalla fede e dalla voglia di libertà del popolo polacco». Lombardi ha concluso osservando che quello di Wielgus non è il primo «e probabilmente non sarà l’ultimo caso di attacco a personalità della Chiesa in base alla documentazione dei servizi del passato regime». Secondo voci non confermate, nuove rivelazioni contro esponenti di spicco della Chiesa polacca potrebbero essere pubblicate nelle prossime ore.