Il vascello che scaccia i fantasmi

Silvia Pedemonte

Che sia difficile da sintetizzare in una manciata di definizioni, anche ben condite dagli aggettivi, lo capisci subito. Fin da quando sali a bordo, e la mano incontra la stretta vigorosa del capitano Richard Slootweg - olandese dai capelli biondo grano e divisa sempre perfetta - e, subito, dopo quella del direttore generale di Ranstad Italia, Marco Ceresa - italiano nei tratti somatici, nord europeo nella mentalità imprenditoriale. O, ancora prima, fin da quando rimani a osservarla, ferma a Genova, a Ponte dei Mille, mentre aspetta un filo di vento per spiegare tutta la sua bellezza e ti diverti a cercare i contrasti, in questo veliero di 76 metri forgiato a immagine e somiglianza della imbarcazione regina della Compagnia delle Indie (e siamo a metà '800) ma con il lusso e la sicurezza delle navi d'oggi. Provi a chiedere aiuto, per quel tentativo di stringere tutto in poche parole, ma il risultato è un gioco dove i bivi si moltiplicano fra loro: «Cos'è il Clipper Stad Amsterdam? È un simbolo, è piacere, è formazione, è luogo di public relation e aggregazione, è nave scuola per i giovani, è un veliero che ogni anno solca i mari di mezzo (e più) mondo», racconta Ceresa. Le strade si moltiplicano. E, allora, con ordine.
È il 1997, è Amsterdam: Frits Goldschmeding, fondatore di Ranstad, multinazionale che si occupa di ricerca, formazione e offerta delle risorse umane (a oggi presente con più di 1.600 filiali in Europa e nel Nord America, di cui 115 Italia) decide, insieme al sindaco della capitale Olandese, di dare un simbolo alla propria città. Un simbolo capace di essere, nello stesso tempo, messaggio e atto, sintesi (questa volta, sì) di parole e fare. Ovvero: decidono di far rinascere il Clipper, Ranstad e Amsterdam, su modello degli antichi velieri che solcavano gli oceani nel XIX secolo. Ma non si fermano qui: perché il Clipper Stad Amsterdam (in italiano, «città di Amsterdam») deve prendere forma dalle mani di chi non ha un'occupazione. E in quei duecento disoccupati olandesi che, nei mesi, diventano esperti lavorando passo dopo passo al veliero, c'è una pubblicità che vale più di ogni cartellone-pagina-messaggio radiotv a pagamento, per Ranstad e Amsterdam stessa.
«La funzione di nave-scuola per giovani che vogliono imparare a lavorare a bordo di una nave esiste tuttora», spiega Ceresa. Basta voltare lo sguardo, per la conferma, in quell'equipaggio che d'età media forse neppure supera i venticinque anni.
Dire che il Clipper sia a disposizione dei turisti per le crociere è quasi scontato (per itinerari e date, basta consultare il sito www.stadamsterdam.nl) ; raccontare le traversate atlantiche o le vittorie (come quella alla regata Cutty Sark Tall Ship) è prevedibile. Sentirsi raccontare però, che al termine della prossima crociera (in partenza oggi da Genova, verso Lisbona) il Clipper caricherà a bordo ragazzi con problemi caratteriali quello no, certo, non è ovvio. «A Lisbona saliranno giovani che, crescendo, hanno manifestato e tutt'ora presentano difficoltà nel relazionarsi con gli altri e la società - continua Ceresa -. Speriamo proprio, che questo viaggio fino ad Amsterdam sia per loro una sorta di scuola di vita».
Un centro di formazione galleggiante, insomma, utile anche per gli adulti e, soprattutto, per le aziende. «Molti clienti decidono di affittare il Clipper e riunire a bordo il top management: l'ambiente ristretto, l'essere in mezzo al mare spesso senza possibilità di utilizzare i telefoni cellulari rende il veliero il luogo ottimale per saldare il rapporto di dirigenti e membri di una azienda. Un esempio? Sia Tim che Vodafone hanno chiesto il Clipper Stad Amsterdam per "viaggi" di lavoro sul mare, certo. Ma anche per regalare un giorno in crociera ai migliori clienti».
Ed è proprio questo, un viaggio ai migliori clienti, quello che Ranstad ha voluto fare a Genova, con una crociera di un giorno verso Camogli e ritorno. Per il quarto anno consecutivo, il Clipper è approdato e partito dalla Superba. Nel 2006, invece, si cambia rotta: «Saremo in Italia la prima settimana di ottobre - racconta Ceresa, mentre il Capitano Slootweg mostra orgoglioso le foto dei cetacei avvistati nel mar Ligure pochi giorni prima - ma, sicuramente, non toccheremo Genova. La meta è Venezia. E non si cambia».
A Genova, dal veliero che è simbolo e messaggio, Ceresa lancia però un allarme: «Stiamo cercando persone disposte a lavorare a partire dal 18 agosto e ci sentiamo rispondere che il lavoro lo accettano solo a partire da settembre. E questo è solo un esempio. Da qui, spesso, l'amarezza: gli italiani hanno spesso una sola parola d'ordine: l'enjoyment, il divertimento. Mentre per il resto dell'Europa e il nord America prima viene la volontà di realizzarsi nel lavoro. E dopo, solo dopo, tutto il resto».