Vasco annulla tutto: "Non sono un supereroe" Stop forzato per 2 mesi

Guai senza fine per Blasco. Escluso "categoricamente" il
cancro. Saltano i prossimi concerti e (forse) la presenza alla Mostra di
Venezia

Niente da fare, salta tutto. Concerti. Partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia. Tutto. Per due mesi Vasco Rossi dovrà rimanersene buono buono in convalescenza anzi, in «assoluto riposo», per di più «salvo eventuali complicazioni», come hanno imposto i medici della clinica Villalba di Bologna che lo hanno visitato ieri mattina. Testuale: «Le condizioni del sig. Vasco Rossi non consentono che il paziente non svolga alcuna attività fisica per non compromettere l’esito delle terapie mediche cui è attualmente sottoposto». Il problema - per chi proprio non ne può fare a meno - è tutt’al più chiarire quali siano le terapie. In ogni caso, il direttore sanitario della clinica, Paolo Guelfi, ha escluso «categoricamente» la presenza di quelle patologie tumorali che già molti avevano iniziato a temere. Vasco a riposo. Vasco forfait.

In fondo è una novità per uno che in trent’anni non ha mai marcato visita e che in un colpo solo annulla quattro megaconcerti con tanto di rimborso di biglietti (sabato sarebbe stato allo Stadio Olimpico a Torino, poi Stadio Friuli a Udine, Dall’Ara a Bologna e Partenio ad Avellino) e pure, in pratica, la sua partecipazione a Venezia per presentare Questa storia qua, il documovie che duecento cinema sono pronti a trasmettere in contemporanea con il Lido. Lui ha scherza all’uscita dalla clinica dicendo che «pensare di stare due mesi a letto mi mette allegria».

E poi, tornato a casa, ha piazzato su Facebook il pdf di una lettera che, con la sua grafia teneramente infantile, fa il punto della situazione: «Se c’era una cosa che avevo voglia e bisogno di fare, era tornare un po’ sul palco! Questo stop forzato non ci voleva. Purtroppo svela che sono umano, non sono un supereroe indistruttibile e non cammino nemmeno sulle acque! Mi dispiace se qualcuno ne rimarrà deluso. Guardate oltre l’orizzonte e saremo di nuovo insieme». Però non è roba di tutti i giorni. E difatti già pochi minuti dopo che la sua portavoce Tania Sachs aveva postato su Facebook il referto medico, è scoppiato il putiferio. Migliaia di commenti, tutti generalmente univoci (forza, sei un grande), qualcuno inutilmente ringhioso («sabato a Torino facciamo il «vaffa day» contro Gasparri e Giovanardi») e uno addirittura impazzito («Vasco mi hai deluso»). Valli a capire.

D’altronde in poche settimane questa odissea ha creato per la prima volta nel mondo del rock un filo realmente diretto tra il divo e i suoi fan. Su Facebook. Vuoi perché sono tutti qui, in Italia, e non c’è neppure la barriera della lingua. Vuoi perché Vasco è così, uno che, come nel clippino dell’altra sera, ora (o specialmente ora) «dice quello che pensa» e sta «cercando di ricucire i pezzi del mio personaggio, di riunire i personaggi dentro di me».
Però è un pasticciaccio brutto.
E ad amplificarlo, in quel perverso gioco che ormai la tecnologia impone, è la sua trasformazione in una sorta di reality, per carità appassionato e compassionevole, ma implacabile. Ogni giorno, talvolta anche a ogni ora, ci sono esternazioni ed aggiornamenti sulle sue condizioni di salute, sui pensieri, sulle visite mediche, in una gigantesca mobilitazione emotiva che non ha precedenti. Una volta le tournèe delle rockstar venivano annullate con qualche generica spiegazione e poi tanti saluti, al limite circolava qualche indiscrezione più o meno sbagliata.

Adesso è tutto open air e da qui non si scappa: è il cul de sac di internet, la morsa crudele che si è pappata la privatezza delle persone regalando in cambio gioie e (talvolta imprevedibili) dolori. In ogni caso, in questa accorata fiera dei puntini esclamativi e di sospensione che sono i messaggi tra Vasco e i suoi fan - «Vi voglio bene, vi abbraccio e non vi deluderò... Mai!», «Forza Vasco... fai la revisione e poi... con noi alla grande!» - c’è il risvolto umanissimo e invidiabile di un rapporto davvero unico al mondo tra un artista e il proprio pubblico. L’altra sera, giusto la sera prima di andare in clinica, Vasco aveva battezzato un altro clippino virale (ormai un tormentone di nuova generazione, questi clippini).

E nei panni di un deejay che parlava di Vasco in terza persona, aveva fatto per primo il punto della situazione: «Sembra che abbia perso la tramontana, sta bene o sta male, pensa di dimettersi da rockstar, parla continuamente su Facebook e dice quello che pensa, cosa che in questo paese non di può fare. Cosa sta diventando?». A questo punto, a spiegarcelo, saranno solo i clippini. E per un bel po’.