Vasco Rossi predicatore rock a tutto decibel

Stesso stadio, stesso palco, stessa città. A distanza di quasi un anno torna all’Olimpico Vasco Rossi, per un doppio show che è da tempo già tutto esaurito. Domani e venerdì è di scena il «Vasco ’08 Live In Concert», nuovo tour del rocker di Zocca dopo l’anteprima genovese. Ennesima tournée della sua trentennale carriera, che vanta 17 album, ultimo dei quali Il mondo che vorrei, uscito a marzo e da allora è in vetta alle classifiche.
«Scriveva Spinoza che chi detiene il potere ha bisogno che la gente, che le persone siano affette da un po’ di tristezza. E allora noi cerchiamo di portare in giro un po’ di gioia». Ecco le prime parole con cui il «Blasco» ha inaugurato il suo tour, citando il filosofo olandese del Seicento.
C’è chi dice che quello di Vasco Rossi sia oramai un brand, un marchio industriale, e che la sua musica sia uguale a se stessa da anni. Può darsi, certo, nel campo dell’arte è tutto quanto opinabile, ma di quanti autori, di quante rockstar dal successo pluridecennale si possono dire queste stesse cose? La migliore risposta, da 30 anni, la dà il suo immenso pubblico che, instancabile, non lo tradisce mai ad ogni uscita.
Quella di Genova giovedì scorso è stata una sorta di prova generale certo, ma davanti a oltre 15mila fan urlanti e adoranti. Si è messa a punto la mastodontica macchina organizzativa dello show fatta da 210 persone e 100 computer in rete, gli oltre mille specchi incastonati nella scenografia di un palco teso e lucido, la band e gli arrangiamenti della scaletta, per uno spettacolo che da Roma, con la splendida quinta costituita dal pubblico dell’Olimpico, esploderà in tutto il suo potenziale. Evento, quello capitolino, che avrà il suo collegamento col resto del mondo attraverso Raidue che trasmetterà in diretta la prima delle due serate in «Effetto Vasco», una serata tematica che comprenderà solo le prime e ultime canzoni del concerto e per il resto racconterà tutto quel che ruota intorno a Rossi, dai fan alla sua famiglia di Zocca, fino all’immensa macchina tecnico-artistica-finanziaria che c’è dietro. Palco rutilante, alto 25 metri, quasi un ufo con effetto optical stile anni Sessanta, due maxischermi e due passerelle che permetteranno al rocker emiliano di arrivare in mezzo al pubblico.
Il concerto è rigorosamente rock, «molto duro, maschio, tosto e parecchio lungo» anticipa Vasco. «Il filo conduttore è il disincanto, perché il mio rock è disperato e ho preso atto che il mondo fa schifo - spiega - però anche la disperazione nella musica si tramuta in gioia e io la porto in giro volentieri».
Vasco crede al potere della musica, del rock e lo conferma già dal titolo del brano d'apertura del concerto «Qui si fa la storia» dall'ultimo album: una scaletta variabile data per data, che inanellerà canzoni dal suo repertorio più recente, oltre agli immancabili classici.
Popolare ma anche personaggio «scomodo». Ed è difficile trovare nella stessa figura queste due caratteristiche. «Dicono che mi atteggio a guru - commenta Vasco - ma mi limito a raccontare quello che vede tanta gente. È un momento di crisi generale, di grande tristezza. Certi giorni quando non ho una chitarra, mi sento inferocito davanti a questa valanga di ignoranza, di strumentalizzazione, di demagogia, di porcherie e di volgarità che viene fuori dalla tv, ma a volte anche da certi giornali: violenza e arroganza pagano sempre e se non avviene una mutazione genetica, l’umanità non ha grandi speranze».