Vasco Rossi, via al tour dall'Heineken Jammin' Festival

Il rocker a ruota libera prima della tournée di nove dati negli stadi italiani. Vasco si racconta, dalla A alla Z

Latina - Niente da fare, è torrenziale. Quando Vasco parte in picchiata succede come ieri sera in un piccolo hotel di Latina: si presenta con qualche appunto già scritto perché «tendo a confondermi»,ma poi va a ruota libera, sfogliando il Vascopensiero dalla A di Albachiara alla Z di Zucchero. Perciò il giornalista è inutile, le domande anche, e tutto ciò che bisogna fare è prendere appunti prima di iniziare ad applaudire il tour che stasera qui allo stadio ha la «data zero» e poi domenica farà il vernissage all' Heineken Jammin' Festival di Venezia.

Il contabile «Non Basta poco a produrre uno spettacolo rock come il mio, ci vogliono oltre 15 milioni di euro. Ci sono due palchi che girano per l'Italia perché ci vuole troppo tempo a spostarne solo uno. Voglio reggere il confronto con le produzioni degli artisti internazionali, solo che loro ammortizzano le spese in centinaia di date, io solo con le nove del mio tour. All'Heineken Jammin' Festival suonano giganti come Aerosmith e Pearl Jam ma sui cartelloni il mio nome è il doppio del loro. D'altronde non vivo grazie alle vendite dei dischi ma grazie ai concerti: io però i soldi me li faccio dare prima, è una vecchia abitudine imparata sul campo».

Il paladino «Noi ci difendiamo bene dallo strapotere della cultura angloamericana. Tutto è frutto di casualità: se Hitler non fosse stato un pazzo drogato di anfetamine come una pera, forse i grandi cervelli non scappavano dalla Germania e la tivù la inventavano i tedeschi. Chissà. Trent'anni fa abbiamo iniziato a fare rock in italiano e ora siamo finalmente credibili. E non parlo solo di me, ma di tanti altri. D'altronde, io non canto in inglese, perché so solo l'italiano, vivo in Italia e mangio pure italiano».

Il visionario «Il mio palco è un palazzo di cristallo che per me rappresenta la città invasa dalla giungla: ci sono ferri e tubature e alberi e radici bianche perché senza clorofilla, sterili. È l'immagine della civiltà assediata dall'inciviltà. Ormai la società normale è ostaggio di pochi elementi come i kamikaze. Noi uomini ci eravamo dati le nostre leggi e io non avrei mai pensato di dover fare i conti ancora con le leggi religiose».

Il rockettaro «Il mio concerto è fatto di 28 canzoni, l'introduzione è la Cavalleria rusticana di Mascagni e poi inizio con Basta poco. L'ultimo pezzo prima dei bis è Ciao, mentre l'ultimo bis è come il solito Albachiara. In mezzo ci sono medley come quello di Domanisì, Strega, Cosa vuoi da me, Delusa,Sono ancora in coma, e poi un inedito che si intitola Non sopporto ed è un punk rock che non avete mai sentito con un testo nudo, crudo e sincero. Stavolta mi dispiace molto lasciar fuori vecchi pezzi come Ogni volta e Senza parole. Però questo concerto avrà le stesse sonorità del mio prossimo disco».

L'indeciso «Non so quando uscirà (probabilmente in autunno - ndr) ma non dipende da me. Dentro la mia casa discografica non so neppure più con chi parlare».

Il polemico «Quando ho scritto il testo di Pippo per Zucchero, lui non me l'ha attribuito e l'ha firmato da solo. Il ragazzo è fatto così».

Il vanitoso «Questo è il quarto anno in cui partecipo all'Heineken Jammin' Festival e diciamo che quando non ci sono io, là si beve meno birra».

Il trasgressivo «Quando restano piccole, le trasgressioni sono fondamentali. Ma, come mi dicevano da bambino i miei genitori, non bisogna attraversare la strada senza aver guardato bene da entrambi i lati».

Il contestatore «Guardare la televisione è diventata una strana forma di meditazione zen: uno la accende e così spegne il cervello, si rilassa. Non voglio dire chenon ci siano persone intelligenti in tv o programmi che non valga la pena seguire. Ma sono troppo pochi ».

Il fatalista «Fondamentalmente sono contro la prevenzione. Che cosa vuol dire prevenire? Che se ho bevuto un po' di più ma vado a casa in macchina a venti all’ora e non mi succede nulla tu dovevi fermarmi prima? E perché? Si parla tanto degli ubriachi che si schiantano in auto, ma gli ubriachi che arrivano a casa sani e salvi dopo aver guidato sono molti di più. Ci siamo dimenticati che purtroppo esistono le tragedie, che sono imprevedibili».

Il cantastorie «Comunque, a parte tutto, la mia è un'opera rock in continua evoluzione: racconto la mia vita sin da quando avevo vent'anni perché mi piace molto provocare la coscienza che dorme e la mia dorme sempre molto».