Vasilij Zelencov

Nacque nel 1870 nel villaggio di Zamoraevo, governatorato russo di Riazan. Dapprima seguì studi di giurisprudenza e arrivò fino al conseguimento della laurea. Poi si iscrisse all’accademia teologica di San Pietroburgo e vi ottenne la prescritta licenza. Nel 1920 fu mandato come parroco a Poltava, dove organizzò l’associazione giovanile detta dell’Intercessione. Lo Zelencov era di tendenze progressiste ma, visto all’opera il regime comunista, fece presto a prendere le distanze da certe idee. Infatti, venne arrestato e passò in carcere gli anni dal 1922 al 1925. Tornato in libertà, prese i voti monastici e poté essere consacrato vescovo di Priluki, vicario della diocesi di Poltava. Ma nel 1926 venne arrestato nuovamente. Fu mandato nell’«inferno bianco» delle isole Solovki a scontare tre anni di gulag. Essendosi dissociato dalla politica di convivenza col governo sovietico inaugurata dal metropolita Sergij Stragorodskij, nel 1928 fu mandato al confino ancora più in fondo alla Siberia, nella regione di Irkutsk. Qui, dal villaggio di P’janovo, nel quale era a soggiorno obbligato, scrisse ancora al metropolita esortandolo a rimangiarsi la sua dichiarazione di lealtà al governo e minacciandolo di anatema. La sua presa di posizione gli costò carissima. Alla fine del 1929 fu arrestato e, dalla provincia di Brask, in cui si trovava, fu tradotto a Mosca. Qui giunto, venne sottoposto a processo e condannato a morte per alto tradimento. Finì fucilato nei primi mesi del 1930. Scrive il Semenenko-Basin in Eternamente fiorisce (La Casa di Matriona) che è stato canonizzato nel 2000.