Il Vaticano attacca la Rai: «Fiction contro la famiglia»

da Roma

L’attacco alla famiglia parte dal governo, ma si annida anche nella più grande azienda d’informazione italiana, la Rai. Cova tra fiction «insulse», soap opera «dolciastre» e nonni rassicuranti che passano a dare messaggi «ambigui». Il nonno in questione è Lino Banfi, oggetto di pesanti critiche, con la Rai, che viene accusata di «irresponsabilità», nell’ultimo elzeviro dell’Osservatore Romano sulla coppie di fatto. Perché il capofamiglia della fortunata serie di Rai Uno quest’anno è stato protagonista di una fiction, Il padre delle spose, in cui il protagonista scopre che la figlia ha sposato una donna in Spagna.
Banfi viene chiamato «l’ex comico» che, scrive l’Osservatore, «ora intende completare il quadro». Il quotidiano della Santa Sede si riferisce alla quinta serie, che partirà a marzo, del Medico in famiglia, in cui Banfi «si appresta a proporre al pubblico, oltre che la necessità di unioni omosessuali tra uomini e donne, anche la possibilità di affidare a questi tipi di coppie l’educazione dei bambini per un’ambigua parodia della famiglia». In realtà dalla Rai si precisa che nella quinta serie ci sarà un personaggio che gli spettatori hanno già visto in precedenti serie, Oscar, omosessuale. Nelle prossime puntate avrà una relazione con un altro uomo, di cui si innamora, ma i due non vivranno insieme e non verranno proiettate scene intime, come baci o abbracci, tra di loro. La bambina di Oscar, nata da un rapporto occasionale, vivrà con la madre, e non con il padre.
Ma oltre al «nonno» è la Rai a essere presa di mira dall’elzeviro dell’Osservatore: «Da quando è entrata in concorrenza con le emittenti private - scrive il foglio del Vaticano - si è piegata alle tiranniche esigenze dell’audience che consiste nella passiva subordinazione agli umori, alle mode, ai gusti anche deteriori di momento in momento maggiormente diffusi nelle più larghe zone del pubblico».
L’attacco alla Rai parte dalle fiction ma arriva ai talk show: ci sono le soap opere «come quelle di Banfi», che «comunicano un falso senso della vita»: un mare di insulsaggine», sferza il quotidiano cattolico. Ma ci sono anche «l’artificio dei reality show spacciato per realtà» e «l’accademia dei talk show che si sono ridotti a stanca litania». Sono invece «relegati a orari impossibili», la letteratura, «l’autentico teatro».
L’Osservatore tenta di prevenire le critiche e scrive: «La Rai, in quanto entità anche culturale, deve naturalmente godere di una sua incondizionata libertà». Ma c’è «una sostanziale irresponsabilità» nella programmazione di fiction «imperniate sulle vite di coppie omosessuali». Questo perché molte persone considerano la televisione come «dispensatrice di verità». E così facendo le fiction finiscono «con l’omologare» tendenze «anche deviate della condotta individuale e sociale».
Le critiche dell’Osservatore Romano «rischiano di oltrepassare la soglia della misura», dichiara Giuseppe Giulietti, componente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Si dice d’accordo con l’invettiva del quotidiano vaticano invece il presidente della Commissione di vigilanza, Mario Landolfi (An): «Il monito è condivisibile. Da parte della Rai va effettuata una seria riflessione su come affrontare i temi della diversità, dei diritti e della famiglia».