Il Vaticano bacchetta i lefebvriani: "Chi nega la Shoah, nega la Croce"

La Santa Sede è lapidaria: "L’Olocausto è una manifestazione del male che sfida la fede stessa nell’esistenza di Dio"

Roma - «Chi nega il fatto della Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, né della Croce di Cristo». È quanto affermato ieri dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in una nota trasmessa dalla Radio Vaticana. L’accostamento tra la Shoah e il mistero di Dio e della Croce rende «tanto più grave», per il portavoce del Papa, la negazione quando «viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioè di un ministro cristiano, sia unito o no con la Chiesa cattolica».

La dichiarazione lapidaria del Vaticano sembra chiudere in questo modo la lunga settimana di polemiche iniziata il 24 gennaio scorso, quando Benedetto XVI ha firmato il documento che revoca la scomunica ai quattro vescovi scismatici lefebvriani che nell’88 ricevettero l’ordinazione episcopale da monsignor Lefebvre senza il permesso del Papa. Settimana segnata - proprio in prossimità del Giorno della Memoria - dalla dure polemiche legate alle dichiarazioni negazioniste rilasciate da uno dei vescovi “perdonati”, Richard Williamson, a una televisione svedese. Dopo i ripetuti appelli del mondo ebraico, mercoledì Benedetto XVI ha pubblicamente espresso la propria solidarietà ai «fratelli» ebrei ricordando l’Olocausto e condannando il negazionismo.

«Il Papa - ha ricordato ieri padre Lombardi - ha ripreso la profonda meditazione del suo discorso nel campo di concentramento di Auschwitz. Non ha solo condannato ogni forma di oblio e di negazione della tragedia dello sterminio di sei milioni di ebrei, ma ha richiamato i drammatici interrogativi che questi eventi pongono alla coscienza di ogni uomo e di ogni credente». Infatti «è la fede nella stessa esistenza di Dio che viene sfidata da questa spaventosa manifestazione della potenza del male. La più evidente per la coscienza contemporanea, anche se non la sola». Tutto questo, rileva padre Lombardi nella sua nota, «Benedetto XVI lo ha riconosciuto lucidamente nel discorso di Auschwitz, facendo sue le domande radicali dei salmisti a un Dio che appare silente ed assente». Ai microfoni della Radio Vaticana, il portavoce della Santa Sede ha sottolineato che per Benedetto XVI «di fronte a questo duplice mistero, della potenza orribile del male, e dell’apparente assenza di Dio, l’unica risposta ultima della fede cristiana è la passione del Figlio di Dio». «Queste - rileva Lombardi - sono le questioni più profonde e decisive dell’uomo e del credente di fronte al mondo e alla storia. Non possiamo e non dobbiamo evitarle e tanto meno negarle. Se no, la nostra fede è ingannevole e vuota».

Intanto, mentre la stampa argentina riferisce che il vescovo lefebvriano negazionista Williamson potrebbe presto «essere rimosso» dalla direzione del seminario che dal 2003 dirige in un monastero a Buenos Aires, segnali di distensione - culminati in uno scambio di lettere - si sono fatti strada tra il Rabbinato di Israele e il Vaticano, dopo le minacce di rottura dei giorni scorsi. «Passi avanti» verso la ripresa del dialogo, dicono a Gerusalemme, anche se potrebbero essere necessari «ulteriori chiarimenti».

La crisi aperta tra ebrei e cattolici con la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani coincisa con le dichiarazioni negazioniste di uno di questi è una ferita ancora aperta, ma le parole pronunciate dal Papa sulla Shoah, la rinnovata «solidarietà» ai fratelli ebrei e la condanna del negazionismo sono state un balsamo benefico.