Il Vaticano "declassa" Milingo

L'arcivescovo esorcista ridotto allo stato laicale dal Vaticano. E' tornato a essere solo il "signor Milingo"

Roma - La cosa che colpisce di più nel comunicato vaticano, è quella ripetuta espressione: «il Sig. Milingo». Emmanuel Milingo, l’arcivescovo emerito di Lusaka famoso per i suoi esorcismi e le messe di guarigione, salito alla ribalta mondiale per le «nozze» con l’agopunturista coreana Maria Sung celebrate dal Reverendo Moon, minacciato di scomunica, quindi riaccolto con un gesto di grande magnanimità da Papa Wojtyla nel 2001, poi di nuovo fuggito con la moglie e infine scomunicato per aver illecitamente consacrato nel 2006 quattro nuovi vescovi, è stato ieri ridotto allo stato laicale. Non è più vescovo né sacerdote, non può più vestire l’abito ecclesiastico né esercitare il ministero. È tornato ad essere, appunto, solo «il sig. Milingo».

Nei mesi scorsi l’ormai ex prelato africano aveva consacrato ancora nuovi vescovi. Un segno – afferma il Vaticano – «della persistente contumacia» di Milingo, che ha «costretto la Sede Apostolica ad aggiungergli l’ulteriore pena della dimissione dallo stato clericale». La riduzione allo stato laicale è un fatto rarissimo per un vescovo.
L’ultimo caso è stato quello del vescovo paraguayano Fernando Lugo, che ha lasciato l’abito e il ministero per potersi far eleggere presidente della nazione e che ha poi ammesso di aver avuto un figlio da una donna con la quale aveva avuto una relazione. La differenza con il caso attuale sta però nel fatto che Lugo chiese – e una prima volta gli venne rifiutata – la riduzione allo stato laicale, mentre Milingo non l’ha mai chiesta.

Il provvedimento, assunto dal Vaticano perché «purtroppo il predetto signor Milingo non ha dato prove dello sperato pentimento» e «ha continuato nell’esercizio illegittimo degli atti dell’ufficio episcopale, attentando nuovi delitti contro l’unità della santa Chiesa», comporta queste conseguenze: «la perdita dei diritti e dei doveri connessi allo stato clericale, eccetto l’obbligo del celibato; la proibizione dell’esercizio del ministero», salvo «per i casi di pericolo di morte»; la «privazione di tutti gli uffici, di tutti gli incarichi e di qualsiasi potestà delegata, nonché il divieto di utilizzare l’abito ecclesiastico». Di conseguenza, avverte la Santa Sede, «risulta illegittima la partecipazione dei fedeli a eventuali nuove celebrazioni promosse dal signor Emmanuel Milingo».

La nota vaticana non chiude del tutto la porta all’ex vescovo africano, che dopo essere stato allontanato dallo Zambia ha vissuto per molti anni a Roma e ha avuto anche un incarico in Curia, presso il Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti. Si legge infatti che «la Chiesa conserva tuttavia la speranza nel suo ravvedimento».

Un punto fermo per la Santa Sede è che né oggi né in futuro potranno ottenere il riconoscimento i vescovi che Milingo ha consacrato o che eventualmente ancora consacrerà, e tutte le ordinazioni sacerdotali «da esse derivate» e dunque «lo stato canonico dei presunti vescovi resta quello in cui si trovavano prima dell’ordinazione conferita dal su menzionato signor Milingo».
«In quest’ora segnata da un profondo dolore della comunità ecclesiale per i gravi gesti compiuti dal signor Milingo – conclude il comunicato vaticano – si affida alla forza della preghiera il ravvedimento del colpevole e quello di quanti — sacerdoti o fedeli laici — hanno in qualche modo collaborato con lui nel porre atti contro l’unità della Chiesa di Cristo».