Vaticano, ecco il governo Ratzinger

Andrea Tornielli

da Roma

Papa Ratzinger non ama le decisioni affrettate e soprattutto – a dispetto del falso identikit di «inquisitore» che gli era stato cucito addosso quando guidava l’ex Sant’Uffizio – cerca sempre di non ferire la sensibilità delle persone.
Si deve attribuire a questo motivo il mancato annuncio, a fronte di una ridda incontrollata di voci rimbalzate su tutti i mezzi di comunicazione, di alcune importanti nomine destinate a ridisegnare completamente la Curia romana. La prima e più importante è quella del nuovo Segretario di Stato, che dovrà sostituire il quasi settantanovenne Angelo Sodano, «primo ministro» vaticano dal novembre 1990: la scelta del Papa sarebbe caduta già da tempo sull’arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone, che è stato suo stretto collaboratore per sette anni alla Congregazione per la dottrina della fede.
Ma la nomina non è stata ancora ufficializzata e dunque non è stata ancora fissata la data della pubblicazione, che si prevede comunque avvenga entro il mese di giugno. Il ritardo nella sostituzione di Sodano, che sembrava già decisa negli ultimi mesi di vita di Giovanni Paolo II, sarebbe causato dal desiderio dell’interessato di continuare ad affiancare Benedetto XVI almeno fino al prossimo novembre e da una più generale resistenza a un cambiamento di rotta in senso più pastorale quale si avrebbe nella Curia romana con l’arrivo di Bertone, che com’è noto non appartiene al servizio diplomatico della Santa Sede.
La decisione di Papa Ratzinger di affidare la guida della diplomazia a qualcuno che non proviene dalle sue file non è comunque inedita: già Paolo VI aveva nominato Segretario di Stato un non diplomatico, il cardinale Jean Villot.
Contestualmente alla nomina del nuovo «primo ministro» dovrebbe essere pubblicata anche quella del nuovo presidente del Governatorato della Città del Vaticano: al posto dell’uscente cardinale Szoka potrebbe arrivare l’attuale «ministro degli Esteri» Giovanni Lajolo, a sua volta sostituito dal nunzio in Francia Fortunato Baldelli.
A seguire, si prevedono nei prossimi mesi tutta una serie di nomine: monsignor Comastri prenderà ufficialmente il posto del cardinale Marchisano come arciprete di San Pietro, mentre l’attuale Sostituto alla Segreteria di Stato, l’argentino Leonardo Sandri, dopo l’estate potrebbe trasferirsi alla Congregazione per le Chiese orientali, al posto del patriarca Moussa Daud. Sono poi da nominare il successore del cardinale Herranz al Pontificio Consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi, il successore del cardinale Castrillón alla Congregazione del clero, quello del cardinale Sebastiani alla Prefettura per gli affari economici della Santa Sede, quello del cardinale Poupard al Pontificio Consiglio per la cultura.
Il giro di nomine potrebbe coinvolgere anche due eminenti prelati polacchi della Curia romana: il presidente del Pontificio Consiglio per i laici, Stanislaw Rylko, potrebbe essere il nuovo arcivescovo di Varsavia, al posto del dimissionario Glemp, mentre potrebbe essere accolto il desiderio del Prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica di trasferirsi ad altro incarico, ad esempio al Governatorato: in questo caso per monsignor Lajolo potrebbe aprirsi la via della Prefettura per gli affari economici. Nomine per certi versi minori sono quelle dell’elemosiniere e del nuovo cerimoniere che dovrebbe prendere il posto di monsignor Piero Marini.
Resta poi da decidere quale assetto e quale dirigenza dare al settore dei media: non è stato infatti ancora nominato dopo più di un anno il nuovo Segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. L’andata in pensione del direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Joaquín Navarro-Valls potrebbe preludere a una ristrutturazione e a un accorpamento, ma tutto rimane condizionato al ricambio ai vertici della Segreteria di Stato. È noto che Benedetto XVI intende procedere a una riforma della Curia che la renda più snella e più funzionale: per questo fino ad oggi ha scelto di mandare i curiali a fare esperienza sul campo della diocesi chiamando a Roma chi è gia stato in frontiera.
Andrea Tornielli