Il Vaticano ferma il vescovo in visita all’Arcigay

Il presule: «Porte sempre aperte per ogni gay, ma non posso riconoscere questa associazione»

nostro inviato a Grosseto

Fiori, bevande, pasticcini. Alle nove di sera il gregge è ancora tutto lì, colorato e composto, ben vestito, un po’ emozionato, pronto alla solenne tosatura. Ma il pastore non c’è, non è venuto, non verrà più. «Troppo nervosismo mediatico, troppe tv - dice monsignor Franco Agostinelli -, e io non faccio il cavallo di Troia per nessuno». Cancellato dunque l’incontro arcistorico tra l’arcivescovo di Grosseto e l’Arcigay, rimandata «a miglior clima» l’intesa tra diavolo e acqua santa: la Curia, a quanto sembra, non gradiva. «Ogni omosessuale - spiega il porporato - troverà la mia porta sempre aperta, però io non posso dare nessun riconoscimento a questa associazione». E così alle 21,30 le pecorelle smarrite si consolano assaltando il buffet previsto per l’evento.
Insomma, insiste il prelato, «un conto è l’accoglienza, un altro è una visita accompagnata da tanto clamore: io voglio ascoltare la gente ma non posso sdoganare nessuno». Non possumus, così forse hanno detto pure in Vaticano. «Macché - risponde - ho deciso io. Se un singolo, anche omosessuale, verrà da me, incontrerà sempre la massima disponibilità. Ma in questo polverone mediatico è meglio che non ci sia nessun incontro. Si rischiava di caricare una visita pastorale di significati che vanno al di là della mia missione. C’era il pericolo di una strumentalizzazione. Nella mia figura di vescovo non giudico nessuno, solo non posso essere d’accordo con le ostentazioni». Però, mai dire mai: «Oggi non c’è il clima per andare da loro, potrà esserci in un altro momento».
Alla vigilia, belle parole: «Visiterò la loro sede, come faccio sempre con associazioni politiche, economiche e di volontariato. Provo rispetto per queste persone». E Davide Buzzetti, presidente dell’Arcigay di Grosseto: «Siamo felici che tocchi a noi rispondere a questo ponte gettato dai rappresentanti della Chiesa. È un’occasione di dialogo e di distensione che non va sprecata». Ma dal Vaticano hanno bloccato tutto: dalla Curia filtrano «sorpresa» e un pizzico di irritazione per il fatto che monsignor Agostinelli non abbia capito da solo «l’inopportunità» del gesto.
A vuoto anche le mediazioni dell’ultim’ora. «La visita - sostiene Buzzetti - era stata promossa dal parroco di San Francesco. Poi è giunto un alt da Roma e la diocesi ci ha chiesto di spostare l’incontro fuori dal nostro circolo per salvare le apparenze. Abbiamo detto di no perché troviamo imbarazzante questo ripensamento». Conferma il vescovo: «Avevo proposto di vederci nella parrocchia e senza telecamere, perché quello è il posto dove accolgo i fedeli, però l’invito non è stato accettato».
Ora i fiori già appassiscono ma all’Arcigay sono contenti lo stesso e rilanciano. «Ringraziamo comunque monsignor Agostinelli - conclude Buzzetti - per la sua proposta iniziale e siamo solidali con lui per l’imposizione che ha dovuto subire».