Il Vaticano gioca sulle valute e gli utili volano

Tra i costi ci sono 7 milioni per i funerali di Wojtyla e il Conclave

Andrea Tornielli

da Roma

Il bilancio del Vaticano è in attivo di 9,7 milioni di euro e quello ottenuto nel 2005 è il migliore risultato negli ultimi otto anni. Lo ha annunciato ieri il cardinale Sergio Sebastiani, Presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, presentando ai giornalisti il bilancio consolidato per l’esercizio 2005. Sebastiani, affiancato dal nuovo direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha illustrato l’ottimo risultato per le finanze d’Oltretevere.
L’attivo record del bilancio, ha spiegato il porporato, è tutto dovuto «al buon andamento delle attività finanziarie». «Questo settore - ha affermato - che raccoglie le attività finanziarie della sezione straordinaria dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica) ha chiuso con un avanzo di 43,3 milioni contro i 6,1 del 2004, «grazie a una migliore congiuntura dei mercati finanziari dei cambi, verificatosi durante lo scorso anno». Soltanto grazie alle fluttuazioni delle monete mondiali, il Vaticano ha dunque guadagnato 21,7 milioni di euro. Resta sostanzialmente immutato il risultato per cedole e dividendi, che passa da 19,6 milioni di euro a 19,1 milioni di euro. «In aumento gli interessi attivi - ha spiegato Sebastiani - mentre quelli passivi passano da un valore di 8,3 milioni a 8 milioni di euro».
Più scarso rispetto al 2004 è stato invece il risultato del settore immobiliare che ha ottenuto un risultato netto di 22 milioni di euro contro i 24,9 del 2004. «In sostanza la flessione è dovuta al fatto che nel 2004 erano state realizzate plusvalenze per alienazioni di immobili per 6 milioni di euro - ha aggiunto il cardinale - mentre nel 2005 sono state realizzate plusvalenze per soli 1,3 milioni di euro». I costi d’esercizio per questo settore sono stati di 28,9 milioni di euro, mentre i ricavi hanno raggiunto i 51 milioni.
Decisamente in rosso sono invece, com’è ovvio, le «attività istituzionali» della Santa Sede, cioè le rappresentanze pontificie, le congregazioni romane e gli altri uffici vaticani, «che assistono il Papa nella sua missione di pastore universale e non producono in genere ricavi». Al loro mantenimento provvedono le chiese locali di tutto il mondo: le offerte sono passate dai 73,3 milioni del 2004 ai 73,9 milioni dell’anno scorso. Per quanto riguarda i costi, sono lievitati da 101,6 milioni del passato bilancio a 121,3: «L’aumento - ha precisato Sebastiani - è dovuto ai costi del comparto personale», ma crescono anche le spese per manutenzioni e riparazioni. Tirando le somme, il settore istituzionale chiude con un disavanzo di 36,9 milioni di euro.
Bilanci in rosso anche per il settore mediatico: la Radio Vaticana perde 23,5 milioni di euro, mentre L’Osservatore Romano ne perde 4,6. Positivo invece il bilancio del Centro Televisivo vaticano (+650mila euro) e della Libreria Editrice vaticana (+934mila euro), dovuto al deciso giro di vite sul copyright riguardante i testi del Papa. Tra i costi che il Vaticano ha sostenuto l’anno scorso ci sono i 7 milioni di euro per i funerali di Giovanni Paolo II, la sede vacante e il conclave che ha eletto il suo successore: i costi sono stati determinati soprattutto dalle gratifiche date al personale dipendente. Proprio in quel periodo, comunque, sono aumentati sensibilmente anche gli introiti e le offerte.
Per quanto riguarda infine l’Obolo di San Pietro, l’insieme delle offerte destinate ad assistere il Papa nella sua missione caritativa, ha raggiunto un totale di 59.441.654,64 di dollari Usa, con un aumento di 7.731.306,19 dollari rispetto al 2004, pari a un più 15,95 per cento. Benedetto XVI li ha destinati a interventi caritativi per manifestare la vicinanza della Santa Sede a popolazioni colpite da calamità e sostenere varie iniziative nel Terzo Mondo o aiutare le chiese locali più povere.