Vaticano-Israele, è di nuovo gelo per Pio XII

«Mi fa male andare allo Yad Vashem e vedere Pio XII così presentato». Con queste parole il nunzio apostolico in Israele, monsignor Antonio Franco, ha confermato che non intende partecipare alle annuali commemorazioni previste la prossima settimana al museo dell’Olocausto di Gerusalemme. Una nuova polemica contrappone dunque la Santa Sede e settori del mondo ebraico dopo il caso – due settimane fa – dell’improvvisa rinuncia del governo di Israele di prendere parte ai programmati incontri con le autorità vaticane per arrivare alla firma di un trattato globale che finalmente risolva le tante questioni ancora pendenti riguardanti lo status giuridico della Chiesa cattolica in Terrasanta.
Questa volta l’oggetto del contendere è il testo di una didascalia posta sotto la fotografia di Pio XII nel museo dello Yad Vashem, a Gerusalemme, che presenta Papa Pacelli come una figura «controversa» per l’atteggiamento tenuto durante la Shoah. Il testo è tratto dal profilo del Pontefice preparato dall’ex ambasciatore Sergio Minerbi nell’Enciclopedia dell’Olocausto (New York, 1990), ed è presente anche nel sito Internet dello Yad Vashem: vi si afferma che la Santa Sede «si appoggiò esclusivamente sulla diplomazia mentre l’umana sofferenza e i princìpi morali furono ignorati»; si accredita un’incapacità di Papa Pacelli ad agire nel momento del rastrellamento del ghetto di Roma dell’ottobre 1943 (quando dai documenti si evince, invece, che Pio XII mise in atto ben tre interventi e che uno di questi portò effettivamente a far cessare il rastrellamento dopo quella prima giornata). La fotografia e il testo, esposti per la prima volta nel 2005, erano già stati criticati dal precedente nunzio apostolico, e diversi vescovi per protesta avevano tolto la visita al memoriale dai percorsi dei pellegrinaggi. La notizia del disagio del rappresentante papale non doveva però essere divulgata. È stato lo stesso museo a renderla nota.
Monsignor Franco, con una lettera, aveva chiesto ai responsabili dello Yad Vashem di «riconsiderare» l’esposizione dell’immagine e del testo perché giudicata «offensiva» in quanto parla di un’ambigua reazione del Pontefice di fronte all’uccisione degli ebrei. In un comunicato di risposta, i responsabili del museo affermano che «lo Yad Vashem è dedicato alla ricerca storica e presenta la verità storica su Pio XII così come è oggi nota agli studiosi».
«Già lo scorso anno – ha spiegato monsignor Franco – il nunzio Pietro Sambi aveva scritto richiamando l’attenzione su quella didascalia e chiedeva di rivederla o di toglierla. Successivamente ci sono state anche delle segnalazioni di studi e di materiale storico. Niente è stato fatto e io adesso nell’immediatezza della celebrazione ho voluto scrivere al presidente di Yad Vashem precisando che era una interpretazione che mi faceva difficoltà, e non solo a me, ma a tutti i fedeli cattolici; offensiva della dignità del Papa, e il Papa per noi è il Papa, quindi mi sentivo a disagio di andare a questa commemorazione. Non c’era e non c’è volontà polemica. Loro l’hanno data alla stampa».
«Ora – continua il diplomatico vaticano – la realtà è che quella scritta è un’interpretazione, non è la verità storica. Yad Vashem avrebbe detto che non si può cambiare la storia: siamo d’accordissimo che la storia non si può cambiare, ma questa è un’interpretazione della storia. A me dispiace, perché ferisce i miei sentimenti, la mia fede e le ricerche storiche. C’è tanta documentazione e tanta ricerca storica che provano tutto quello che la Chiesa cattolica e Pio XII hanno fatto per salvare gli ebrei». La polemica ha rappresentato un’occasione per tornare a chiedere, da parte dei responsabili dello Yad Vashem, l’apertura degli archivi vaticani. Archivi in parte già disponibili (dodici volumi di atti e documenti relativi alla II guerra mondiale sono stati pubblicati per volere di Paolo VI) ma poco frequentati.
Accanto a posizioni pregiudiziali, superate e spesso smentite dalle più recenti acquisizioni storiche, sta crescendo anche il numero degli studiosi (e degli studiosi ebrei) che ritengono Pio XII un «giusto» per quanto ha fatto in favore dei perseguitati, come si legge nell’autorevole saggio dello storico inglese Martin Gilbert recentemente tradotto in Italia e presentato a Roma lo scorso gennaio alla presenza del cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone.
Dai documenti agli atti della causa di beatificazione, ha dichiarato padre Peter Gumpel, relatore del processo, c’è anche un riferimento alla circostanza, accertata in sede storica, che la «leggenda nera» di un Pio XII favorevole al regime nazista, durante la II guerra mondiale e mentre era in atto la Shoah, era stata all'origine diffusa su scala internazionale da fonti e pubblicazioni legate al Pc dell’Urss.